Accertato un focolaio di aviaria in un allevamento del Monferrato. Attivate tutte le misure di sicurezza e monitoraggio sanitario per evitare la diffusione del virus.
L’intervento immediato delle autorità sanitarie
Sono circa 30mila le galline destinate all’abbattimento nell’allevamento del Monferrato, dove il 17 ottobre è stato confermato un focolaio di influenza aviaria. La segnalazione della moria da parte dei tecnici dell’azienda all’Asl di Alessandria ha consentito un intervento tempestivo, con l’immediato isolamento dell’area e l’avvio delle indagini epidemiologiche.
L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha dichiarato che gli animali ancora presenti saranno soppressi mediante anestesia con gas, per evitare ulteriori sofferenze, e che gli allevatori riceveranno un risarcimento in tempi rapidi. “La situazione è sotto controllo e viene monitorata costantemente”, ha assicurato l’assessore.
Misure di sicurezza per lavoratori e territorio
I veterinari dell’Asl Alessandria stanno operando a stretto contatto con i medici della sanità pubblica. Poiché il virus può in rari casi trasmettersi dagli uccelli all’uomo, tutti coloro che sono entrati in contatto con gli animali – personale, titolari e veterinari – saranno vaccinati contro l’influenza e monitorati per 15 giorni.
L’unità di crisi regionale, in collaborazione con il Ministero della Salute, il Centro di referenza nazionale e l’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha predisposto una serie di azioni coordinate di contenimento per evitare la diffusione del virus e proteggere gli altri allevamenti.
Un fenomeno ciclico e legato ai cambiamenti climatici
Secondo i primi accertamenti, l’episodio rientra nei cicli stagionali di influenza aviaria, spesso legati al passaggio di uccelli migratori portatori del virus. Gli esperti sottolineano come i cambiamenti climatici stiano modificando le rotte migratorie e favorendo la permanenza di specie che un tempo attraversavano il territorio solo temporaneamente.
Tra queste, il Gruccione africano, che ormai nidifica stabilmente lungo i corsi d’acqua piemontesi, e il Nibbio bruno, predatore che frequenta anche discariche e aree urbane. La presenza costante di tali specie può aumentare il rischio di contaminazione negli allevamenti.
Gli allevatori, già provati dai problemi legati alla peste suina africana, esprimono preoccupazione per un possibile impatto economico e sanitario. Gli ultimi casi di aviaria in Piemonte risalivano al 2022 nel Cuneese e al 2024 nel Torinese, mentre nuovi focolai sono stati segnalati anche in Veneto e Lombardia.
Uova: come leggere correttamente la confezione
Pillole di iodio anti radiazioni: boom di richieste
Siaaic, allergie: 2 milioni di persone stanno male a causa del meteo