Infezioni urinarie: cosa sono, sintomi, terapie

Disturbo frequente: dalle cistiti alle pielonefriti, ecco come riconoscerle, curarle e prevenirle con comportamenti corretti e terapie mirate.

Cos’è e come si manifesta

Le infezioni urinarie interessano uno o più segmenti dell’apparato urinario: uretra (uretrite), vescica (cistite), ureteri e reni (ureterite e pielonefrite). Clinicamente si distinguono in infezioni del tratto inferiore (uretra, vescica) e superiore (ureteri, reni); queste ultime sono più preoccupanti per il possibile danno renale.

I sintomi comuni includono urgenza minzionale con scarsa emissione, aumento della frequenza (anche notturna), bruciore o dolore durante la minzione, difficoltà a svuotare la vescica, dolore sovrapubico, urine torbide o maleodoranti, talvolta con sangue, e senso di malessere. Se è coinvolto il tratto superiore compaiono spesso febbre alta, brividi, dolore ai fianchi o alla schiena, nausea e vomito.

Nei neonati e nei bambini il quadro può essere atipico (febbre, vomito, diarrea, inappetenza, irritabilità). Negli anziani possono prevalere febbre o ipotermia, confusione, letargia e calo dell’appetito. In alcuni casi, soprattutto nelle uretriti, l’infezione può essere paucisintomatica o asintomatica.

Cause e fattori di rischio

In condizioni normali le urine e le vie urinarie sono sterili (escluso il tratto terminale dell’uretra maschile). L’infezione insorge quando germi patogeni risalgono dall’esterno attraverso l’uretra e colonizzano le vie urinarie. Nelle infezioni acquisite in comunità il principale responsabile è Escherichia coli; meno frequentemente Staphylococcus saprophyticus, altri batteri, funghi o virus. In ambiente sanitario l’eziologia è più variabile e comprende, fra gli altri, Klebsiella, Pseudomonas, Enterococcus e Candida, spesso in relazione a cateteri o procedure urologiche.

Fattori predisponenti: sesso femminile (uretra più corta, vicinanza all’area anale, microtraumi da rapporti), gravidanza, menopausa, attività sessuale intensa, uso di diaframma o spirale. Nell’uomo il rischio cresce dopo i 50 anni per ingrossamento prostatico e stasi urinaria. Altre condizioni: diabete, immunodepressione, calcoli renali, malformazioni, reflusso vescico-ureterale, stenosi uretrale, patologie neurologiche, cateterismo, chemioterapia. Nei bambini la vulnerabilità è legata a difese immunitarie immature.

La diagnosi si basa su anamnesi ed esame obiettivo, esame delle urine (sedimento, leucociti, emazie) e urinocoltura con antibiogramma; valori ≥100.000 UFC/ml indicano verosimilmente infezione. In presenza di sintomi sistemici, recidive, complicanze o fattori di rischio, possono essere utili ecografia reno-vescicale, imaging di secondo livello e cistoscopia.

Terapia e prevenzione

Il trattamento è antibiotico-mirato in base all’urinocoltura. Le cistiti non complicate si gestiscono di norma con terapia orale di pochi giorni; le recidive richiedono strategie più lunghe e a basso dosaggio; i quadri severi o complicati (febbre alta, coinvolgimento renale, sepsi, comorbidità) necessitano talvolta di ricovero e somministrazione endovenosa. Analgesici possono alleviare la disuria. Se è presente una causa sottostante (calcoli, ipertrofia prostatica, malformazioni) occorre intervenire anche su quella per ridurre recidive e complicanze.

Le misure comportamentali aiutano gestione e prevenzione: idratazione abbondante (almeno 2 litri al giorno salvo controindicazioni), svuotamento completo e regolare della vescica (anche dopo i rapporti), igiene intima corretta (pulizia antero-posteriore), preferenza per biancheria di cotone e abiti non troppo aderenti, limitazione di caffè, alcol e bevande zuccherate in fase acuta. Un’alimentazione ricca di fibra favorisce la regolarità intestinale e riduce la contaminazione perineale. L’uso di probiotici può supportare l’eubiosi; il succo di mirtillo rosso non zuccherato è talora impiegato come coadiuvante, pur con evidenze non univoche. In gravidanza le infezioni richiedono sempre valutazione e terapia adeguate per prevenire complicanze materno-fetali.

Segnali d’allarme che richiedono rapido contatto medico: febbre alta con brividi, dolore lombare o ai fianchi, nausea/vomito, peggioramento rapido dei sintomi urinari, sangue evidente nelle urine, condizioni di fragilità (anziani, gravide, immunodepressi), recidive frequenti.

Variante Omicron: i sintomi cui fare attenzione, i farmaci da evitare

Influenza 2013: picco a fine gennaio, situazione vaccino e consigli utili