Nuove evidenze indicano l’efficacia degli inibitori Pcsk9 in prevenzione primaria: l’obiettivo è bloccare la progressione dell’aterosclerosi prima che si manifesti un evento acuto.
La nuova linea d’azione nella prevenzione
La gestione dell’ipercolesterolemia sta cambiando direzione. Le terapie innovative non vengono più considerate solo dopo un infarto, ma anche nei pazienti che non hanno mai avuto un evento cardiovascolare. La svolta nasce da un dato rilevante: il 50% degli infarti colpisce persone senza precedenti episodi, pari a circa 300 pazienti sui 600 casi giornalieri stimati in Italia. Intervenire prima dell’evento acuto diventa quindi una delle principali sfide della prevenzione.
Le evidenze dello studio Vesalius-Cv
A sostenere questo nuovo approccio ci sono i risultati dello studio Vesalius-Cv, pubblicati sul New England Journal of Medicine. Per la prima volta è stata dimostrata l’efficacia, in prevenzione primaria, di un inibitore della Pcsk9 in persone mai colpite da infarto. Oltre alla terapia iniettiva, si aggiunge ora anche una nuova formulazione orale da assumere quotidianamente, pensata per semplificare l’aderenza terapeutica.
Secondo gli esperti, l’obiettivo è stabilizzare le placche aterosclerotiche e rallentare l’evoluzione della malattia, riducendo così il rischio che un evento acuto si manifesti improvvisamente.
Il colesterolo alto come fattore chiave
Il colesterolo LDL elevato rimane uno dei principali fattori di rischio per gli infarti, anche nei pazienti che non hanno mai avuto episodi cardiovascolari. La sfida, alla luce delle nuove linee guida europee, è adottare terapie capaci di ridurre il rischio residuo nei soggetti che non riescono a ottenere valori adeguati con le sole statine.
Secondo le analisi presentate al congresso cardiologico nazionale, l’impiego tempestivo di terapie avanzate potrebbe contribuire a ridurre in modo significativo il numero di primi eventi acuti nella popolazione ad alto rischio.
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