Una sub-analisi italiana dello studio Pearl mostra che il trattamento con anticorpi monoclonali riduce gli episodi di cefalea e la disabilità, con benefici mantenuti fino a due anni.
Miglioramento della qualità di vita nei pazienti trattati
Nei pazienti con emicrania cronica o episodica ad alta frequenza, la terapia con anticorpo monoclonale anti-CGRP ha mostrato un impatto significativo sulla quotidianità. I dati italiani dello studio europeo Pearl, presentati allo European Headache Congress di Lisbona, evidenziano un netto miglioramento della capacità di lavorare, socializzare e svolgere attività di tutti i giorni. Gli anticorpi anti-CGRP, disponibili in Italia da poco più di cinque anni, agiscono su un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi del dolore emicranico e sono ormai parte stabile delle opzioni preventive.
I risultati dello studio Pearl
La nuova analisi ha valutato 354 pazienti trattati con fremanezumab. Dopo un anno, il 75% ha registrato una riduzione di almeno il 50% della disabilità legata all’emicrania, misurata tramite la scala MIDAS; il beneficio si è mantenuto nel 66,7% dei pazienti a 24 mesi. Parallelamente, si è osservata una riduzione marcata degli episodi: tra coloro con emicrania cronica, oltre la metà ha ridotto i giorni di cefalea a meno di sette al mese dopo un anno di terapia, percentuale salita al 66,7% al secondo anno.
Benefici duraturi e conferme dalla pratica clinica
Lo studio complessivo Pearl ha coinvolto 1.140 pazienti con emicrania cronica ed episodica ad alta frequenza, confermando l’efficacia preventiva del farmaco nel lungo periodo. I risultati mostrano come questa classe terapeutica contribuisca non solo a ridurre il numero dei giorni di emicrania, ma anche a migliorare stabilmente la qualità di vita, diminuendo il timore di attacchi debilitanti e offrendo una prevenzione sostenuta nel tempo.
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