Emicrania, una patologia che colpisce 6 milioni di italiani: nuove strategie terapeutiche e organizzative presentate a Torino

Il Road Show di Motore Sanità fa tappa in Piemonte per promuovere una gestione più efficace dell’emicrania, seconda causa di disabilità al mondo e malattia da 20 miliardi di euro l’anno.

Un impatto sanitario e sociale sottovalutato

L’emicrania interessa circa il 12% della popolazione italiana, pari a oltre 6 milioni di persone, con forti ripercussioni sulla vita quotidiana e lavorativa. Il costo complessivo per il sistema sanitario e produttivo nazionale è stimato in 3,5 miliardi di euro l’anno, ma considerando assenteismo e perdita di produttività la cifra sale a circa 20 miliardi.

In Italia, il 15% dei pazienti soffre di più di quattro episodi al mese, il 4,2% supera gli otto, mentre il 5% perde oltre cinque giorni lavorativi ogni trenta. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’emicrania è la seconda patologia più disabilitante al mondo, e la prima tra le donne tra i 18 e i 50 anni.

Le nuove prospettive terapeutiche

A Torino, il Road Show “Innovazione terapeutica che spinge all’innovazione organizzativa: Focus Emicrania”, promosso da Motore Sanità, ha riunito esperti, clinici e rappresentanti istituzionali per discutere le novità nella profilassi e nella gestione dell’attacco acuto.

Secondo Innocenzo Rainero, direttore del Centro di Ricerca Clinica Cefalee dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, i progressi nella ricerca hanno evidenziato il ruolo del peptide CGRP (calcitonin gene-related peptide) nel meccanismo che scatena l’attacco emicranico.

I nuovi farmaci anti-CGRP, come gli anticorpi monoclonali e i gepanti, agiscono su questo bersaglio specifico, garantendo maggiore efficacia e minori effetti collaterali rispetto agli analgesici tradizionali. La loro diffusione, sottolinea Rainero, richiede una ristrutturazione dei servizi sanitari regionali e l’introduzione di percorsi terapeutici dedicati alle forme croniche di emicrania.

Verso una rete di cura più efficiente

L’obiettivo dell’iniziativa è favorire la consapevolezza delle istituzioni regionali sull’impatto clinico, sociale ed economico della malattia e promuovere una presa in carico tempestiva dei pazienti. Attualmente le strutture specialistiche per la diagnosi e la cura sono organizzate su tre livelli di complessità: ambulatori specialistici, Centri Cefalee e strutture di riferimento per ricerca e formazione.

Secondo Giambattista Allais, del Centro Cefalee della Donna dell’Università di Torino, la disomogeneità tra le regioni italiane rende necessario uniformare i percorsi diagnostico-terapeutici (PDTA) e inserire l’emicrania nel Piano Nazionale della Cronicità e nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Le terapie innovative, aggiunge Allais, possono migliorare non solo la qualità della vita dei pazienti, ma anche generare benefici economici per il sistema sanitario grazie alla riduzione delle giornate di assenza e al recupero di produttività.