Un’analisi condotta su migliaia di persone rivela che il declino biologico non comincia in tarda età, ma molto prima di quanto si pensasse.
Le tre fasi dell’invecchiamento individuate dalla scienza
Un team di ricercatori della Stanford University ha analizzato il plasma di oltre 4.000 individui di età compresa tra 18 e 95 anni, monitorando più di 3.000 proteine per ciascun partecipante. Tra queste, 1.379 hanno mostrato una variazione significativa con l’età, e 373 sono risultate decisive per prevedere con precisione l’età biologica.
Lo studio ha individuato tre soglie chiave: dai 34 anni inizia l’età adulta con i primi segni di deterioramento, dai 60 anni si entra nella maturità tardiva, mentre dopo i 78 anni comincia la vecchiaia vera e propria. Il declino proteico, infatti, riduce gradualmente la capacità di rigenerazione cellulare.
I segni più comuni dell’invecchiamento
Gli studiosi hanno evidenziato un insieme di indicatori che accompagnano il passare del tempo: metabolismo rallentato, fragilità ossea, calo della memoria, variazioni del sonno, riduzione di vista e udito, perdita di massa muscolare, comparsa di rughe e macchie cutanee, minore mobilità. Si tratta di cambiamenti progressivi che riflettono un processo sistemico e non un evento improvviso.
Vecchiaia tra scienza e società
Se la biologia indica il declino a partire dai 34 anni, la percezione sociale varia molto. In Occidente l’ingresso nella terza età è spesso legato al pensionamento: per alcuni coincide con i 60 anni, per altri non arriva neppure a 80. La Società italiana di gerontologia e geriatria fissa la soglia dell’anzianità a 75 anni, ma sottolinea come contino soprattutto lucidità mentale, autonomia, benessere emotivo e attività fisica.
In questo senso, lo studio conferma che non basta l’età anagrafica per definire la vecchiaia: è possibile essere biologicamente “giovani” anche oltre i 70 anni, se lo stile di vita e la salute complessiva lo permettono.
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