Essenziale per ossa e metabolismo del calcio; fonti scarse negli alimenti. Sole, pesce e uova. Integrazione utile solo quando indicata e dosata.
Che cos’è e come agisce
Con “vitamina D” si indica un gruppo di secosteroidi liposolubili. Nell’uomo, la forma attiva è il calcitriolo, prodotto nei reni a partire da vitamina D3 (colecalciferolo) e D2 (ergocalciferolo). In circolo si misura il 25-idrossi-vitamina D (calcifediolo) per valutare lo stato dell’organismo.
Il calcitriolo agisce come un ormone: si lega a recettori nucleari in diversi tessuti e regola soprattutto omeostasi di calcio e fosfato. Promuove l’assorbimento intestinale dei minerali, il rimodellamento osseo e il riassorbimento renale di calcio e fosforo. Contribuisce inoltre a funzioni neuromuscolari e immunitarie e alla modulazione dell’infiammazione.
Il meccanismo sull’intestino include l’induzione di proteine leganti il calcio e di vie di trasporto che facilitano l’ingresso del minerale negli enterociti. Un deficit prolungato compromette mineralizzazione e crescita dello scheletro (rachitismo, osteomalacia) e aumenta il rischio di fragilità ossea.
Fonti alimentari e esposizione solare
La vitamina D è presente in pochi alimenti: fegato, pesci marini grassi (come aringa, salmone, sardina), olio di fegato di pesce e tuorlo d’uovo. Il contributo dei vegetali è modesto e di scarsa biodisponibilità.
La quota principale deriva dalla sintesi cutanea: i raggi UVB trasformano un derivato del colesterolo in precursori della D3, poi convertiti nel fegato e attivati nei reni. La produzione endogena varia con latitudine, stagione, orario, fototipo, età, uso di filtri solari e abitudini all’aperto.
Essendo liposolubile, la vitamina D introdotta con la dieta segue la via dei grassi alimentari: viene incorporata in micelle, assorbita per diffusione negli enterociti e trasportata nei chilomicroni. A differenza di altre vitamine liposolubili, non si accumula prevalentemente nel fegato.
Fabbisogno, integratori e cautele
Le assunzioni consigliate tengono conto della variabilità dell’esposizione al sole. Indicativamente, in età pediatrica e adulta il fabbisogno si colloca tra 10 e 15 microgrammi al giorno (400-600 UI), con 10 microgrammi raccomandati in gravidanza e allattamento. Negli anziani è prudente garantire almeno 10 microgrammi quotidiani.
L’integrazione è indicata per prevenire o trattare le carenze documentate e nelle condizioni a rischio (scarsa esposizione solare, diete povere di fonti animali, malassorbimento, alcune terapie). È cardine nella gestione di rachitismo, osteomalacia e come supporto nella prevenzione dell’osteoporosi, spesso insieme al calcio.
Per altri ambiti (cuore, umore, immunità) le evidenze sono eterogenee: bassi livelli sierici si associano a molte patologie, ma ciò non implica automaticamente che l’integrazione riduca eventi clinici in prevenzione generale. Alla luce dei dati disponibili, non è giustificata un’integrazione “universale” senza indicazione.
Sicurezza: i protocolli a dosi ragionevoli sono ben tollerati nei soggetti sani; eccessi protratti possono causare ipercalcemia con sintomi gastrointestinali, renali e neurologici. Prima di iniziare supplementi rilevanti è opportuno confrontarsi con il medico e, quando necessario, dosare il 25-OH-vitamina D.
In sintesi operativa: curare la sintesi cutanea in sicurezza (esposizione graduale, evitando scottature), includere a tavola pesce azzurro, uova e frattaglie secondo le proprie scelte alimentari, e ricorrere agli integratori quando vi sia indicazione clinica o laboratoristica.
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