Un ampio studio internazionale mostra che infiammazione e lipidi nel sangue permettono di stimare con largo anticipo il rischio cardiovascolare e di ictus nella popolazione femminile.
Biomarcatori e rischio cardiovascolare femminile
Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha individuato tre indicatori ematici in grado di prevedere con largo anticipo il rischio cardiovascolare nelle donne, compresa la probabilità di andare incontro a un ictus. Lo studio, pubblicato su una delle principali riviste scientifiche internazionali, evidenzia come i livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità, colesterolo LDL e lipoproteina(a) consentano di stimare il rischio a distanza di 5 e 10 anni.
L’ictus rappresenta una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo, con oltre 7 milioni di decessi ogni anno. In tre casi su quattro colpisce persone sopra i 65 anni, con una maggiore incidenza nella popolazione maschile, ma l’impatto sulla salute femminile resta rilevante e spesso sottovalutato. La patologia si verifica quando l’afflusso di sangue al cervello viene ridotto o interrotto, causando danni più o meno estesi al tessuto cerebrale. Le forme principali sono quella ischemica, dovuta all’occlusione di un’arteria, e quella emorragica, legata alla rottura di un vaso sanguigno.
Lo studio e i parametri osservati
L’analisi ha coinvolto quasi 28 mila donne inizialmente sane, con un’età media di circa 55 anni, seguite in modo prospettico per un periodo di circa trent’anni. All’inizio dello studio sono stati raccolti dati su stile di vita, fattori comportamentali e condizioni cliniche, mentre durante il lungo follow-up i ricercatori hanno monitorato l’insorgenza di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto, ictus e interventi di rivascolarizzazione coronarica.
L’attenzione si è concentrata su tre biomarcatori chiave. La proteina C-reattiva ad alta sensibilità è un indicatore di infiammazione sistemica: valori elevati riflettono uno stato infiammatorio cronico, associato a un aumento del rischio cardiovascolare. Il colesterolo LDL, quando supera determinate soglie, favorisce la formazione di placche aterosclerotiche che possono ostruire i vasi. La lipoproteina(a), infine, è una particella lipidica geneticamente determinata, riconosciuta come fattore di rischio indipendente per malattie cardiovascolari e cerebrovascolari.
Prevenzione e identificazione precoce del rischio
I risultati mostrano che concentrazioni elevate di questi tre parametri sono associate a una probabilità significativamente maggiore di eventi cardiovascolari nel medio e lungo periodo. In particolare, livelli di proteina C-reattiva superiori ai valori di riferimento indicano un’infiammazione persistente; un colesterolo LDL elevato è correlato a un aumento del rischio di aterosclerosi; valori alti di lipoproteina(a) sono legati a una maggiore incidenza di ictus e infarto.
L’individuazione precoce di questi segnali consente di intervenire prima che si verifichino eventi clinici gravi, attraverso modifiche dello stile di vita e terapie mirate. Il monitoraggio combinato di infiammazione e profilo lipidico emerge così come uno strumento utile per migliorare la prevenzione cardiovascolare nella popolazione femminile.
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