La variante K dell’influenza A H3N2 è oggi prevalente in Italia: più trasmissibile per mutazioni immunoevasive, ma senza segnali di maggiore gravità clinica.
Cos’è la variante K e perché si diffonde di più
La variante K dell’influenza stagionale, identificata scientificamente come A/H3N2 J.2.4.1, è attualmente la più diffusa in Italia secondo i sistemi di sorveglianza. Comparsa nell’estate 2025, è rapidamente diventata dominante anche in altri Paesi, contribuendo all’aumento dell’attività influenzale osservata negli ultimi mesi.
Non si tratta di un nuovo virus, ma di un’evoluzione genetica di un ceppo già noto. La variante presenta sette mutazioni localizzate soprattutto sulla proteina emoagglutinina, una componente chiave per l’ingresso del virus nelle cellule. Queste modifiche rendono il patogeno parzialmente meno riconoscibile dal sistema immunitario, facilitandone la circolazione nella popolazione. Proprio questa maggiore capacità di eludere le difese immunitarie spiega l’elevata trasmissibilità, anche tra persone che hanno già avuto contatti con virus influenzali simili in passato.
Sintomi tipici e segnali da non sottovalutare
Dal punto di vista clinico, l’infezione da variante K si presenta come una classica influenza stagionale. L’esordio è spesso brusco, con febbre superiore ai 38 gradi, accompagnata da sintomi respiratori come tosse, mal di gola e congestione nasale. A questi si associano manifestazioni sistemiche quali dolori muscolari e articolari, stanchezza intensa e spossatezza.
In alcuni casi, soprattutto nei bambini, possono comparire anche disturbi gastrointestinali come nausea, vomito o diarrea. Nonostante la maggiore diffusione, le autorità sanitarie concordano nel rilevare che, allo stato attuale, non emergono segnali di un aumento della gravità delle manifestazioni cliniche rispetto alle influenze delle stagioni precedenti.
Prevenzione, terapia e aumento dei contagi nelle festività
La gestione dell’infezione resta sovrapponibile a quella delle altre forme influenzali. Nei soggetti fragili, anziani o con patologie croniche, il vaccino antinfluenzale continua a rappresentare lo strumento principale di protezione, riducendo il rischio di complicanze e decorso severo. Anche in caso di contagio, l’immunizzazione è associata a forme generalmente più lievi.
La terapia è di tipo sintomatico e prevede riposo, adeguata idratazione e l’uso di farmaci antifebbrili e antinfiammatori. L’attenzione resta alta in vista delle festività, periodo in cui riunioni familiari e occasioni conviviali favoriscono il contatto ravvicinato e la diffusione dei virus respiratori, con un prevedibile incremento dei casi nelle settimane successive.
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