Una ricerca svolta in Puglia individua una nuova strategia per rallentare il carcinoma epatico, potenziando i farmaci già in uso e riducendo l’apporto di ossigeno al tumore.
Una nuova strategia per ostacolare la crescita del carcinoma epatico
Arrivano risultati promettenti dal lavoro di ricerca condotto presso un istituto scientifico di Castellana Grotte, che ha individuato un possibile approccio innovativo nel trattamento del tumore del fegato. Lo studio mostra come il Proteoglicano-4 (PRG4), una glicoproteina normalmente presente in altri tessuti dell’organismo ma assente nel fegato, possa rafforzare l’azione del regorafenib, farmaco già utilizzato nella pratica clinica per il carcinoma epatico. I dati sono stati pubblicati su una rivista scientifica internazionale specializzata in oncologia sperimentale e clinica.
Come funziona l’effetto combinato
L’azione sinergica tra PRG4 e regorafenib interferisce con la formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore. In questo modo viene ridotto l’apporto di ossigeno e nutrienti indispensabili alla crescita e alla diffusione delle cellule tumorali. La ricerca, sviluppata nell’arco di oltre quattro anni su modelli preclinici mediante tecniche di ingegneria molecolare, suggerisce un potenziale rallentamento della progressione e della capacità metastatica del carcinoma epatico.
Prospettive cliniche e sviluppo futuro
I risultati hanno spinto il gruppo di ricerca a lavorare su versioni più piccole del PRG4, pensate per essere brevettabili e utilizzabili in futuro in ambito clinico. Un elemento di rilievo riguarda la sicurezza: trattandosi di una molecola fisiologica, il PRG4 non presenta caratteristiche di immunogenicità, aspetto che potrebbe favorirne la tollerabilità. Secondo i ricercatori, questa strategia potrebbe consentire in prospettiva di ridurre i dosaggi dei farmaci, limitare gli effetti collaterali e migliorare la continuità delle terapie nei pazienti affetti da tumore del fegato.
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