Nei primi sei mesi del 2025 aumentano in Italia i casi di epatite A ed E, con differenze regionali e nuovi profili di rischio che richiedono attenzione sanitaria.
L’epatite A torna a crescere
L’epatite A mostra un incremento significativo nel primo semestre del 2025, con 247 casi segnalati a livello nazionale, in aumento rispetto agli anni precedenti. Le regioni con il maggior numero di notifiche sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. L’infezione colpisce soprattutto la popolazione adulta, con prevalenza nella fascia tra 35 e 54 anni e una maggiore incidenza tra gli uomini, pur includendo anche casi in età pediatrica. Tra i fattori associati emergono il consumo di frutti di mare e di frutti di bosco, oltre ai viaggi in aree endemiche. In crescita anche la quota di casi collegati a rapporti sessuali a rischio, in particolare tra uomini.
I dati su epatite B, C ed E
Nel periodo gennaio-giugno 2025 l’epatite B registra un calo, con 72 casi segnalati, prevalentemente tra uomini in età avanzata. Le esposizioni più frequenti risultano legate a trattamenti odontoiatrici ed estetici, oltre a comportamenti sessuali non protetti. L’epatite C mantiene numeri stabili rispetto al 2024, con pochi casi concentrati soprattutto nel Nord Italia, spesso associati a contesti sanitari. Diverso l’andamento dell’epatite E, che mostra un aumento con 60 nuovi casi, in particolare in alcune regioni del Centro Italia. La maggior parte delle infezioni è correlata al consumo di carne di maiale e selvaggina, mentre una quota rilevante di casi sospetti non viene ancora sottoposta ad accertamenti diagnostici.
Prevenzione e controllo del rischio
Il quadro complessivo evidenzia come le forme di epatite A ed E siano in fase di espansione, mentre B e C risultano più contenute. Le autorità sanitarie richiamano l’importanza della prevenzione attraverso vaccinazioni disponibili, corretta igiene personale, attenzione nella manipolazione e consumo degli alimenti, uso di precauzioni nei rapporti sessuali e durante i viaggi. Una diagnosi tempestiva e comportamenti informati restano strumenti centrali per ridurre la diffusione e prevenire complicanze a lungo termine.