L’alitosi colpisce milioni di persone e può avere origine da scarsa igiene orale, infezioni o patologie sistemiche. Ecco come riconoscerla e trattarla.
Cos’è l’alitosi e da cosa dipende
Con il termine alitosi si indica l’emissione di odori sgradevoli attraverso il respiro. È un disturbo molto diffuso che può avere cause diverse: dall’assunzione di cibi come aglio e cipolla fino a problemi dentali e gengivali.
Nella maggior parte dei casi il problema è legato al ristagno di residui alimentari tra i denti o nelle carie, che favorisce la proliferazione batterica. Il calo del flusso salivare durante la notte spiega perché l’alito cattivo sia più evidente al risveglio o nei fumatori, nei quali il tabacco peggiora la secchezza della bocca.
Quando l’alitosi segnala una malattia
L’alito cattivo può derivare anche da infezioni delle vie respiratorie, come sinusiti o faringiti, o da malattie polmonari. In alcuni casi è spia di condizioni più gravi: nelle insufficienze renali l’odore ricorda quello dell’urina, nelle patologie epatiche assume una nota ammoniacale, mentre nella chetoacidosi diabetica si riconosce un odore fruttato.
Anche l’uso di alcuni farmaci, compresi antibiotici e ansiolitici, può alterare l’odore del respiro. Per questo motivo l’alitosi persistente merita sempre una valutazione medica.
Prevenzione e rimedi efficaci
La prima difesa resta una corretta igiene orale: spazzolamento accurato dopo i pasti, uso del filo interdentale e risciacqui regolari aiutano a ridurre la placca e a limitare i cattivi odori. La pulizia della lingua è altrettanto importante, poiché rappresenta uno dei principali serbatoi di batteri.
Quando non si individuano patologie specifiche, il dentista può consigliare collutori ad azione antisettica o rinfrescante, a base di ingredienti come menta, prezzemolo o rosmarino. In presenza di disturbi come carie, gengiviti o infezioni, è invece necessario intervenire direttamente sulla causa.
Latte rimedio contro alito all’aglio
Grassi “buoni” e grassi “cattivi”: il ruolo per il colesterolo