Nel 2025 notificati 485 casi di morbillo in Italia: virus ancora in circolazione, colpiti soprattutto non vaccinati e bambini piccoli, mentre le coperture restano sotto la soglia di sicurezza.
Quasi 500 casi segnalati in undici mesi
Tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2025 in Italia sono stati registrati 485 casi di morbillo dal sistema nazionale di sorveglianza integrata. Il dato emerge dall’ultimo bollettino “Morbillo & Rosolia News”, che conferma una circolazione ancora attiva del virus, nonostante la disponibilità di una vaccinazione efficace. Nel solo mese di novembre sono state segnalate 12 nuove infezioni.
Il quadro nazionale si inserisce in un contesto internazionale critico. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 il morbillo avrebbe provocato circa 95mila decessi a livello globale, con un impatto particolarmente rilevante tra i bambini sotto i cinque anni.
Regioni più colpite e profilo dei casi
Nel corso dell’anno, tutte le Regioni e Province autonome hanno notificato almeno un caso, ma la maggior parte delle segnalazioni si concentra in un numero limitato di territori. Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia rappresentano complessivamente quasi due terzi dei casi rilevati.
L’età mediana delle persone colpite è di 31 anni, ma l’incidenza più elevata riguarda la fascia 0-4 anni. Destano particolare attenzione i casi registrati tra i lattanti sotto l’anno di età, che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale. Lo stato vaccinale risulta noto per la quasi totalità delle segnalazioni e, nella maggioranza, riguarda soggetti non immunizzati al momento del contagio. Oltre un terzo dei casi ha sviluppato complicanze, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio o del fegato. Tra le notifiche figurano anche operatori sanitari, evidenziando criticità nella protezione del personale esposto.
Vaccinazioni ancora sotto la soglia raccomandata
Il vaccino contro il morbillo resta lo strumento principale di prevenzione. Con due dosi si raggiunge un livello di protezione stimato intorno al 97%, sufficiente a prevenire le forme gravi e a limitare la diffusione del virus. Per interrompere la trasmissione è però necessario mantenere una copertura minima del 95% con due dosi su tutto il territorio nazionale.
In Italia questo obiettivo non è ancora stato raggiunto. I dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che la copertura per la seconda dose nei bambini in età prescolare resta sotto la soglia raccomandata e nessuna Regione ha centrato il target previsto. Un elemento che contribuisce a mantenere attiva la circolazione del virus e a esporre le fasce più vulnerabili al rischio di infezione.
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