Malattie della retina, le donne più colpite: rischio di cecità superiore del 54%

Un’analisi su milioni di esami oculari rivela un divario di genere nelle patologie della vista: nelle donne incidenza e gravità risultano più elevate per quasi tutte le malattie oculari.

Incidenza più alta e quadri clinici più gravi

Le donne presentano una probabilità maggiore di sviluppare numerose patologie oculari, in particolare a carico della retina. Dalla degenerazione maculare alla retinopatia diabetica, dai fori maculari alla cataratta, il rischio risulta più alto rispetto agli uomini, con l’unica eccezione rappresentata dal distacco di retina. I dati mostrano inoltre forme cliniche più severe e un tasso di cecità significativamente superiore, che raggiunge il 54% in più rispetto alla popolazione maschile.

Le evidenze emergono da un ampio studio osservazionale basato sull’analisi degli esami oculari di oltre 14 milioni di persone tra i 50 e i 99 anni, effettuati negli Stati Uniti e confrontati con i dati demografici del censimento nazionale. Le analisi hanno distinto i risultati in base al sesso, valutando ogni grado di perdita visiva, da lieve alla cecità.

Perdita visiva: il divario tra uomini e donne

I risultati indicano che, per tutti i livelli di deficit visivo e per quasi tutte le patologie oculari, le donne presentano una probabilità maggiore di perdita della vista. Anche dopo la correzione dei dati per l’età, il rischio di una riduzione lieve o moderata della capacità visiva risulta circa del 30% più elevato, mentre per le forme gravi il divario supera il 35%. La differenza più marcata riguarda la cecità, nettamente più frequente nel sesso femminile.

Oltre alla gravità, lo studio ha valutato anche la diffusione delle singole patologie. Dopo la menopausa, nelle donne è stato riscontrato un aumento significativo dei casi di degenerazione maculare e fori maculari, insieme a un incremento più contenuto di retinopatia diabetica e di occlusioni vascolari retiniche. Il quadro opposto riguarda il distacco di retina, meno comune nelle donne e spesso associato a eventi traumatici.

Ormoni, anatomia e risposta immunitaria

Le differenze osservate non sembrano spiegabili solo con la maggiore aspettativa di vita femminile o con una più alta frequenza di controlli oculistici. I fattori chiamati in causa includono cambiamenti ormonali, caratteristiche anatomiche e una diversa risposta immunitaria. La diminuzione degli estrogeni dopo la menopausa riduce un effetto protettivo contro lo stress ossidativo, aumentando la vulnerabilità della retina a diverse patologie.

Ulteriori ricerche hanno evidenziato differenze strutturali tra retina maschile e femminile già in età adulta, anche in assenza di malattia, così come variazioni nella composizione proteica dei tessuti oculari, con possibili effetti sui processi di infiammazione, riparazione e sopravvivenza cellulare. A questo si aggiunge una maggiore incidenza di malattie autoimmuni nelle donne, che può tradursi in forme oculari più frequenti o aggressive.

Nonostante l’impatto clinico di questi dati, l’approccio di genere nella pratica oculistica è ancora poco sviluppato. Le evidenze disponibili indicano la necessità di protocolli diagnostici e terapeutici più mirati, capaci di tenere conto delle differenze biologiche tra uomini e donne, con l’obiettivo di migliorare prevenzione, efficacia delle cure e tutela della vista.

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