Una ricerca del Policlinico Gemelli mostra che l’analisi delle lacrime potrebbe aiutare a prevedere disturbi oculari nei pazienti con dermatite atopica in trattamento con dupilumab.
L’ipotesi di partenza
Un gruppo di dermatologi e oculisti del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica di Roma ha studiato un approccio innovativo per monitorare la dermatite atopica, patologia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata da prurito e manifestazioni cutanee. L’obiettivo era capire se l’analisi delle lacrime potesse anticipare la comparsa di disturbi oculari nei pazienti trattati con dupilumab, un anticorpo monoclonale impiegato anche contro asma e poliposi nasale.
Lo studio e i test effettuati
Sono stati osservati 39 pazienti con dermatite atopica moderato-severa, sottoposti a valutazioni oculistiche e dermatologiche prima dell’avvio della terapia (T0), dopo 16 settimane (T16) e al momento dell’eventuale insorgenza di disturbi oculari (T1). Tra i parametri esaminati, il “break-up time” – test che misura la stabilità del film lacrimale – si è rivelato utile per prevedere la comparsa di effetti indesiderati come congiuntivite, blefarite, cheratite puntata superficiale e secchezza oculare.
I risultati principali
I pazienti che hanno sviluppato disturbi oculari mostravano già valori ridotti di break-up time prima della terapia. Inoltre, l’analisi delle lacrime ha evidenziato, rispetto ai soggetti sani, una concentrazione più alta di molecole infiammatorie già al basale. Nei casi in cui si sono verificati effetti oculari durante il trattamento, è stato riscontrato un aumento significativo dell’interleuchina 33 e un’ulteriore riduzione della stabilità del film lacrimale. Secondo i ricercatori, questi dati aprono nuove prospettive per l’individuazione precoce di pazienti a rischio di complicanze oculari legate alla terapia biologica.