Un’analisi su quasi 30 mila donne sotto i 50 anni evidenzia un legame tra consumo elevato di alimenti ultra-processati e maggior rischio di adenomi intestinali.
Cosa emerge dalla nuova ricerca americana
Un ampio studio condotto negli Stati Uniti ha esaminato il rapporto tra dieta e rischio di tumori del colon-retto a esordio precoce, analizzando i dati di oltre 30 mila donne che partecipano al Nurses’ Health Study II. La ricerca, pubblicata su Jama Oncology, indica un’associazione significativa tra il consumo quotidiano di alimenti ultra-processati e la formazione di adenomi intestinali, considerati tra i principali precursori del carcinoma del colon nei giovani adulti.
Secondo quanto riportato dagli autori, le partecipanti che assumevano fino a 10 porzioni al giorno di prodotti ultra-processati presentavano un rischio aumentato del 45% di sviluppare adenomi convenzionali rispetto a chi ne consumava circa tre. L’analisi suggerisce inoltre una relazione proporzionale: più alto è il consumo, maggiore risulta la probabilità di individuare lesioni precancerose durante gli screening.
L’associazione rimane significativa anche dopo aver considerato variabili come indice di massa corporea, diabete di tipo 2 e apporto di fibre nella dieta. Mediamente, le donne coinvolte nello studio assumevano 5,7 porzioni giornaliere di alimenti ultra-processati, pari a oltre un terzo delle calorie quotidiane.
Dieta, fattori di rischio e diffusione degli AUP
Gli alimenti ultra-processati includono piatti pronti, snack confezionati, bevande zuccherate, prodotti da fast-food e preparazioni industriali ricche di additivi, zuccheri, sale e grassi saturi. Secondo indicazioni divulgative sulle abitudini alimentari, un consumo elevato di questi prodotti può incrementare il rischio di sviluppare tumori del colon anche di circa il 30%.
La ricerca non ha invece rilevato legami tra il consumo di AUP e le cosiddette lesioni seghettate, una tipologia di polipo che tende a evolvere più lentamente. Questo elemento indica che la dieta rappresenta un fattore rilevante, ma non l’unico responsabile dell’aumento dei tumori del colon nelle fasce d’età più giovani. I ricercatori sostengono l’importanza di ulteriori studi per individuare altri possibili determinanti.
Negli ultimi anni, l’incidenza del carcinoma del colon a esordio precoce è cresciuta soprattutto nei Paesi ad alto reddito. In alcune nazioni, gli alimenti ultra-processati costituiscono ormai quasi il 60% dell’apporto energetico quotidiano degli adulti, un dato che riflette cambiamenti significativi nelle abitudini alimentari.
Trattamenti in evoluzione e nuovi scenari terapeutici
Nel panorama della prevenzione oncologica, una linea di ricerca emergente riguarda l’utilizzo dei farmaci anti-obesità. Una recente analisi condotta in California su oltre 6.800 pazienti suggerisce che gli agonisti del GLP-1, utilizzati per la gestione del peso corporeo, potrebbero influire positivamente sulla sopravvivenza dei pazienti con tumori legati all’obesità. Secondo i dati raccolti, il rischio di morte entro cinque anni risultava quasi dimezzato tra chi assumeva questi farmaci rispetto a chi non li utilizzava.
Gli studiosi auspicano ulteriori sperimentazioni cliniche per verificare se tali trattamenti possano rappresentare una nuova strategia nella cura delle neoplasie associate all’eccesso di peso e al metabolismo alterato.
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