Cibi ultra-processati: ecco i danni che stanno facendo alla tua salute senza che tu te ne accorga

Una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo sono da sempre le basi per mantenersi in salute. Ma negli ultimi anni, l’attenzione si è spostata sempre di più su un nemico silenzioso presente in molte dispense: i cibi ultra-processati. Ora un nuovo studio internazionale ne conferma la pericolosità, evidenziando ben 32 effetti dannosi per l’organismo.

Cosa sono davvero gli alimenti ultra-processati

Si tratta di prodotti industriali che, secondo la classificazione NOVA, contengono almeno cinque ingredienti tra cui additivi, coloranti, aromi artificiali, esaltatori del gusto, edulcoranti e conservanti. Ne fanno parte cibi di largo consumo come cereali per la colazione, snack confezionati, bevande zuccherate, sughi pronti, insaccati industriali, alcolici distillati e preparati per dolci.

Lo studio che ha lanciato l’allarme

Pubblicata sul British Medical Journal, la nuova ricerca è frutto di una collaborazione tra università e centri di ricerca di Stati Uniti, Australia, Francia e Irlanda. Gli scienziati hanno analizzato i dati di quasi 10 milioni di persone in 14 studi diversi, arrivando a una conclusione netta: un’alimentazione ricca di cibi ultra-processati è associata a 32 esiti negativi sulla salute, alcuni anche molto gravi.

I risultati parlano di un aumento del 50% del rischio di morte per malattie cardiovascolari, di un incremento tra il 48% e il 53% di sviluppare ansia o disturbi mentali e di un 12% in più di probabilità di contrarre il diabete di tipo 2. Non solo: secondo i ricercatori, esiste una correlazione “altamente credibile” anche tra questi alimenti e un rischio maggiore del 21% di morte per qualsiasi causa.

Un’abitudine da rivedere soprattutto nei Paesi ricchi

Lo studio evidenzia come il consumo di questi prodotti sia particolarmente elevato nei Paesi ad alto reddito: negli Stati Uniti e in Australia rappresentano oltre il 50% dell’apporto calorico quotidiano, mentre in Italia la stima oscilla tra il 10% e il 25%. Ma la tendenza è in crescita.

«È urgente ridurre l’esposizione a questo tipo di alimenti, promuovendo una dieta basata su cibi freschi e meno elaborati», raccomandano gli autori.