Gli esperti avvertono: serve diagnosi tempestiva per distinguere tra forme virali e batteriche. Anziani, bambini e cronici restano i più esposti.
Allarme ricoveri e casi gravi
Negli ospedali italiani cresce l’allarme per il numero di pazienti ricoverati con polmonite, una patologia che ogni anno provoca circa 150mila ricoveri e oltre 9mila decessi. Gli infettivologi segnalano un aumento di casi complessi che richiedono diagnosi accurate per distinguere le forme virali da quelle batteriche, fondamentali per impostare la terapia corretta.
La malattia colpisce tutte le fasce d’età, ma a rischiare le complicanze più gravi sono soprattutto anziani, bambini e pazienti cronici. Gli specialisti ricordano che una gestione tempestiva può fare la differenza, mentre l’automedicazione resta fortemente sconsigliata.
Le cause e i sintomi principali
La polmonite è un’infezione che può interessare una porzione o entrambi i polmoni, causata principalmente dallo pneumococco, contro il quale esiste un vaccino disponibile nei Lea. Le forme interstiziali, più diffuse e talvolta bilaterali, sono invece provocate da virus come il Covid-19 o da batteri atipici, tra cui legionella, micoplasma e clamidia.
I sintomi d’allarme includono tosse, febbre e difficoltà respiratoria. Nelle forme batteriche la tosse può essere produttiva, con espettorato color ruggine, mentre in quelle virali è generalmente secca. Altri segnali comuni sono dolore toracico, stanchezza e saturazione di ossigeno inferiore al 90%, che può richiedere il ricovero.
Diagnosi e terapie: non curarsi da soli
La conferma della diagnosi avviene tramite radiografia o TAC del torace e test microbiologici per identificare il patogeno responsabile. Le polmoniti batteriche richiedono un trattamento antibiotico di almeno sette giorni, mentre per quelle virali si ricorre, nei casi compatibili, a antivirali specifici come oseltamivir o remdesivir.
Gli specialisti raccomandano di non affidarsi a cure autonome: rivolgersi al medico consente di individuare la causa e prevenire complicanze respiratorie gravi. L’attenzione resta alta anche per le forme interstiziali, tornate al centro dell’attenzione dopo alcuni casi recenti che hanno coinvolto personaggi noti del mondo della cultura e dello sport.
Influenza intestinale, boom di casi