Sclerosi multipla nei bambini, confermato il legame con il virus di Epstein-Barr

Uno studio italiano dimostra che il virus responsabile della mononucleosi è presente nel 100% dei giovani pazienti con sclerosi multipla. Verso nuovi vaccini preventivi.

La scoperta che chiarisce un legame sospetto

Un nuovo studio condotto dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha confermato un collegamento diretto tra l’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV) e l’insorgenza della sclerosi multipla in età pediatrica. La ricerca, pubblicata sul Journal of Neurology, apre prospettive inedite per lo sviluppo di vaccini mirati e strategie di prevenzione.

Da tempo la comunità scientifica riconosce il ruolo dell’EBV nei casi di sclerosi multipla dell’adulto, ma la relazione nei bambini e negli adolescenti restava incerta. I risultati ottenuti dal team romano hanno invece dimostrato che il virus, responsabile della cosiddetta malattia del bacio, rappresenta un fattore di rischio determinante anche nei pazienti più giovani.

Lo studio e i risultati

La ricerca, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze della Sapienza Università di Roma, ha coinvolto 219 bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni, di cui 57 affetti da sclerosi multipla. L’analisi dei campioni di sangue ha evidenziato che tutti i pazienti malati presentavano anticorpi contro l’Epstein-Barr virus, spesso contratto in modo asintomatico.

Al contrario, tra i due gruppi di controllo senza patologia, solo il 59% mostrava tracce di un’infezione pregressa. Questo dato rafforza l’ipotesi di un nesso causale tra il virus e la comparsa della malattia autoimmune anche in età pediatrica.

Verso la prevenzione con un vaccino

Gli specialisti sottolineano che comprendere le cause della sclerosi multipla è essenziale per sviluppare terapie mirate e strategie di prevenzione primaria. La possibilità di un vaccino contro l’Epstein-Barr virus potrebbe ridurre significativamente l’incidenza della sclerosi multipla nei bambini e negli adolescenti, una forma che oggi rappresenta circa il 10% di tutti i casi diagnosticati.

Lo studio del Bambino Gesù segna quindi un passo decisivo nella comprensione di una malattia complessa e ancora priva di cura definitiva, offrendo una nuova speranza per la tutela neurologica dei più giovani.

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