La “dieta planetaria” divide esperti e cittadini: tra obiettivi ambientali e timori per salute e tradizioni alimentari

Il piano globale promosso da OMS e Commissione EAT-Lancet propone di ridurre drasticamente carne e latticini, ma solleva dubbi su salute, costi e impatti economici.

Cos’è la dieta planetaria

La cosiddetta planetary health diet, presentata da OMS e Commissione EAT-Lancet, nasce con l’obiettivo di conciliare salute e sostenibilità ambientale. Il piano suggerisce un’alimentazione prevalentemente vegetale, limitando carne e derivati animali a quantità minime. In cifre: circa 14 grammi di carne rossa al giorno e una riduzione fino al 60% dei latticini rispetto ai consumi medi attuali.

Secondo i promotori, questo modello permetterebbe di migliorare la salute umana e ridurre l’impatto ambientale della produzione alimentare. Numerosi nutrizionisti e osservatori del settore sollevano dubbi sulla reale fattibilità della proposta, soprattutto in termini di carenze nutrizionali e sostenibilità economica per le filiere agricole.

I dubbi degli esperti: equilibrio nutrizionale e disuguaglianze

Alcuni ricercatori sottolineano che una dieta così povera di alimenti di origine animale potrebbe portare a deficit di nutrienti come vitamina B12, zinco, ferro e iodio, essenziali in particolare per bambini, donne in gravidanza e anziani. Anche il costo medio di una dieta “planetaria”, secondo stime internazionali, risulterebbe elevato per le famiglie dei Paesi a basso reddito, dove l’accesso a cibi freschi e vari è spesso limitato.

Critiche arrivano anche dal settore agroalimentare, che teme ricadute economiche significative per allevatori, pescatori e produttori lattiero-caseari. In assenza di piani di riconversione e sostegno, le restrizioni potrebbero mettere in difficoltà intere filiere legate al patrimonio agroalimentare locale.

Il nodo culturale e ambientale

Al di là delle polemiche, il dibattito riapre il tema del rapporto tra tradizione e sostenibilità. Le cosiddette “zone blu”, aree del mondo note per l’elevata longevità, mostrano modelli alimentari differenti tra loro, che includono porzioni moderate ma non assenti di carne, pesce e latticini.

Gli esperti invitano a non ridurre la discussione a uno scontro ideologico, ma a costruire modelli adattabili ai diversi contesti culturali e socio-economici. La sfida, sottolineano, è promuovere una transizione alimentare equilibrata che tuteli salute, ambiente e lavoro senza compromettere la varietà e la libertà di scelta.

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