La psoriasi colpisce oltre 125 milioni di persone nel mondo. In Italia riguarda due milioni di pazienti e incide profondamente sulla vita quotidiana.
Una malattia immuno-mediata con effetti oltre la pelle
Il 29 ottobre si celebra la Giornata mondiale della psoriasi, un’occasione per accendere i riflettori su una patologia cronica e immuno-mediata che interessa circa il 2-3% della popolazione mondiale.
In Italia, ne soffrono oltre due milioni di persone, con forme che vanno da lievi a estese e che possono compromettere sonno, lavoro e relazioni sociali.
La psoriasi si manifesta con placche arrossate e desquamanti, spesso localizzate su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e zona lombare. È causata da un’attivazione anomala del sistema immunitario, che accelera il ricambio delle cellule cutanee.
Oltre ai segni visibili sulla pelle, la psoriasi è una malattia infiammatoria sistemica e può essere associata a artrite psoriasica, sindrome metabolica e disturbi dell’umore. L’impatto psicologico è rilevante: le lesioni cutanee possono generare disagio, isolamento e perdita di autostima, rendendo necessario un approccio terapeutico che tenga conto anche del benessere emotivo del paziente.
La diagnosi spetta al dermatologo, che può avvalersi di una biopsia cutanea o di altri esami per escludere patologie simili.
Le cure disponibili e le nuove prospettive
Non esiste una terapia definitiva, ma la psoriasi è oggi una malattia sempre più controllabile. I trattamenti variano in base alla gravità:
- Terapie topiche, come creme e unguenti a base di cortisone, derivati della vitamina D e retinoidi;
- Terapie sistemiche tradizionali, tra cui metotrexato, ciclosporina e acitretina;
- Fototerapia, con esposizione controllata ai raggi UVB o alla combinazione PUVA.
Negli ultimi anni si sono affermati anche i farmaci biologici e i nuovi inibitori orali (come PDE4 e TYK2), capaci di agire direttamente sui meccanismi infiammatori. Questi trattamenti offrono risultati rapidi e duraturi anche nei casi gravi, con un buon profilo di sicurezza.
Ricerche recenti evidenziano inoltre il potenziale dei polifenoli, sostanze naturali che contrastano lo stress ossidativo e modulano i mediatori infiammatori TNF-α, IL-17 e IL-22, responsabili della proliferazione anomala delle cellule cutanee.
L’impatto dello stile di vita e dell’alimentazione
Secondo uno studio pubblicato su Jama Dermatology e citato dalla Fondazione Veronesi, il consumo eccessivo di cibi ultra-processati — come snack, piatti pronti e alimenti ricchi di zuccheri e grassi — può peggiorare l’infiammazione e favorire l’insorgenza della psoriasi.
Una dieta equilibrata, basata su alimenti freschi, frutta, verdura e grassi buoni, aiuta invece a controllare la risposta infiammatoria e a migliorare l’efficacia dei trattamenti.
La combinazione di terapie farmacologiche mirate e correzione degli stili di vita rappresenta oggi la strategia più efficace per gestire la malattia e migliorare la qualità di vita dei pazienti.