Uno studio dell’Università di Padova ha trovato microplastiche in 26 campioni su 28 di latte e formaggi. Le concentrazioni più alte nei prodotti stagionati.
Le analisi sui prodotti lattiero-caseari
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova ha condotto un’indagine approfondita sulla presenza di microplastiche nei prodotti lattiero-caseari, pubblicata sulla rivista NPJ Science of Food. Lo studio ha coinvolto 28 campioni acquistati nei normali punti vendita: confezioni di latte, dieci formaggi freschi e quattordici stagionati.
Le analisi sono state effettuate in una cleanroom sterilizzata, per escludere contaminazioni ambientali, utilizzando esclusivamente strumenti in vetro trattati in modo da evitare residui. Ogni particella sospetta è stata poi identificata grazie a un microscopio a infrarossi ad alta precisione.
I risultati sono stati sorprendenti: 26 campioni su 28 contenevano microplastiche. Nei prodotti analizzati sono emersi frammenti di PET (polietilene tereftalato), polietilene e polipropilene, i materiali plastici più comuni negli imballaggi. Nel latte confezionato si sono rilevate circa 350 particelle per chilogrammo, nei formaggi freschi oltre 1.200 MP/kg e nei formaggi stagionati quasi 1.900 MP/kg, segno che i processi di lavorazione e maturazione potrebbero favorire l’accumulo delle particelle.
Origine delle microplastiche e rischi potenziali
Le microplastiche individuate sono risultate perlopiù frammenti irregolari di colore grigio, con dimensioni inferiori ai 150 micrometri, quindi invisibili a occhio nudo. Secondo i ricercatori, la contaminazione può derivare non solo da fattori esterni ma anche dalla filiera produttiva stessa: film plastici, guarnizioni, impianti di confezionamento, utensili o persino l’aria presente nei locali di lavorazione.
Lo studio sottolinea che al momento non esistono certezze scientifiche sugli effetti diretti delle microplastiche sulla salute umana. Tuttavia, la loro presenza costante negli alimenti solleva interrogativi sulla possibile capacità di accumulo nell’organismo e sulle interazioni a lungo termine con i tessuti biologici.
Gli autori auspicano ulteriori ricerche per comprendere come le microplastiche attraversino la catena alimentare e quali strategie possano ridurre la contaminazione durante le fasi di produzione e confezionamento.
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