Ilva, aumento tumori causati dal fumo

“Le dichiarazioni del commissario Bondi sulla base dei suoi consulenti scientifici riportano all’attenzione il problema dell’interpretazione dei dati di mortalità ed incidenza di vari tipi di malattie (anche non oncologiche) nella zona di Taranto“ sottolineano Diego Serraino, Direttore Epidemiologia e Biostatistica e Umberto Tirelli, Direttore Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano.inquinamento


“Come da noi già evidenziato nell’agosto 2012 nell’analisi statistica condotta dal nostro istituto di Aviano insieme all’ISTAT e all’Istituto Tumori Pascale di Napoli sui dati di mortalità ISTAT, basata sui certificati di morte ufficiali e sulla mortalità per tumore nel sud Italia tra il 1999 e il 2003, è stato dimostrato che la mortalità per tumori (in particolare del polmone) negli uomini e nelle donne della provincia di Taranto è uguale alla media delle provincie del Sud Italia. La tipologia di studio epidemiologico Sentieri condotto dall’Istituto Superiore di Sanità non è adeguata a dimostrare il nesso di causalità tra inquinamento ambientale ed incidenza di malattie. Pertanto – ribadiscono Serraino e Tirelli –  l’ipotesi che l’Ilva sia la causa di tutti i tumori evidenziati è in disaccordo con le evidenze scientifiche riportate dalle più grandi agenzie di ricerca sul cancro del mondo. Per esempio, nello studio Sentieri, i tumori della prostata sembrano diminuiti nell’uomo, così come i tumori del colon retto e dell’ovaio nella donna.

Sembra esserci paradossalmente un effetto protettivo che ovviamente non ha basi scientifiche. Per tutti i tumori, in particolare quelli correlati al fumo, solo gli studi analitici in grado di misurare le esposizioni individuali nell’arco di decenni (il periodo di tempo necessario a sviluppare una malattia neoplastica) sono accettati dalla comunità scientifica internazionale come indicatori di rischio neoplastico, cosa che manca nello studio Sentieri. Va tenuto però presente che uno studio epidemiologico definitivo sul comune di Taranto non esiste ad oggi in quanto questo ipotetico studio dovrebbe avere precise caratteristiche: 1) essere in grado di misurare le esposizioni individuali, dato che la quota di tumori attribuibile ad inquinamento ambientale è stimata intorno all’ 1-2%; 2); l’uso della residenza al momento della diagnosi del tumore non è un criterio adeguato in quanto nulla dice sulle esposizioni ai fattori di rischio noti per i tumori che le persone accumulano nel corso dei decenni necessari allo sviluppo di un tumore;  3) usare almeno la georeferenziazione  degli  indirizzi, che andrebbero associati ai residenti in modo uninominale per mappare le residenze nel tempo (almeno 30 anni, dato il tempo che ci vuole per sviluppare, P.ES.,  il carcinoma del polmone); 4) tenere conto dei principali fattori di rischio individuali, quali il fumo e l’occupazione, lo stato socio-economico (p.es., è noto che la residenza in zone disagiate, come vicino a impianti industriali, è associata allo stato socio economico basso, che a sua volta è associato all’aumento della frequenza del fumo che è la causa principale del carcinoma del polmone). Inoltre – concludono Serraino e Tirelli –  va detto che in Italia ci sono circa 1300-1500 nuovi casi di tumore all’anno in bambini da 0 a 14 anni e non risulta esserci un eccesso a Taranto rispetto alla media nazionale”.

2 commenti su “Ilva, aumento tumori causati dal fumo”

  1. Il fumo è la più stupida mortale e costosa trappola che l’uomo si sia mai costruito! Inoltre ha un vantaggio inestimabile: prima o poi porta ad un infarto cardiaco che abbrevia la vita del fumatore tanto da risparmiargli di morire di cancro ai polmoni! Smettere di fumare è la più saggia ed intelligente delle decisioni che una persona possa prendere per se stessa e per gli altri, se non sai come farlo vai qui http://www.smettoadesso.it/report-gratuito.html adesso è più facile!

  2. Le risultanze epidemiologiche degli abitanti di una determinata zona, hanno senso se confrontate con medie regionali se non addirittura provinciali. In questo modo è possibile rilevare l’impatto che ha un’industria su un territorio rispetto ad un’altro situato a 50 km di distanza che invece industrie non ne ha, con una migliore garanzia di parità di abitudini culturali, alimentari e climatiche. I registri tumori come quello di Taranto infatti, operano un confronto rispetto alla media provinciale. Riferirsi ad una media nazionale, vuol dire per esempio confrontare implicitamente una regione naturalmente poco salubre e climaticamente severa come la Lombardia con una regione naturalmente molto salubre e climaticamente mite come la Puglia: la “nebbia in val padana”, può accentuare gli effetti di un camino domestico e portarli a livelli di una piccola industria.

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