Fine dell’anno prossimo. La data per la riassegnazione delle funzioni delle province è stata decisa, ed è stata fissata per il 31 dicembre 2012.
Ma c’è anche la data del 31 marzo 2013, scadenza entro la quale giunte e consigli in carica delle province non avranno più potere. Insomma andranno tutti a casa.
E le polemiche impazzano per l’abolizione delle province, anche in seguito a questo emendamento alla manovra, presentato dal governo nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
L’emendamento è stato accompagnato da una relazione che spiega come «si stabilisce un termine più congruo per gestire il mutamento normativo, confermando il livello statale di definizione dei meccanismi elettorali».
Nell’emendamento si parla anche di una «disciplina transitoria» per gli enti in scadenza anticipata. Da questo provvedimento non vengono toccate le province autonome.
Il presidente dell’Unione delle Province d’Italia (Upi) è sul piede di guerra contro un provvedimento che viene definito anti democratico: «Il presidente della Repubblica intervenga a difesa della Costituzione e della democrazia. I mandati elettivi delle Province non possono essere sospesi o commissariati, e che un governo tecnico reintroduca norme che già sono state palesemente considerate incostituzionali e per questo cancellate è inaudito».
Insomma non ci sta alle decisioni di un governo tecnico che in nome della crisi e delle misure di emergenza da prendere per salvaguardare il Paese mette alla porta enti ritenuti fino a ieri importanti: «Il Parlamento non può sposare questa linea antidemocratica, sottomettendosi supinamente ai diktat di un Governo tecnico che sulle riforme ha assunto i toni del qualunquismo – prosegue – Le giunte elette democraticamente dal popolo devono terminare il proprio mandato, o saremmo di fronte al più grave attacco alla democrazia mai avvenuto dal ventennio fascista ad oggi».
Insomma l’appello è al Parlamento ma anche al presidente della Repubblic Giorgio Napolitano, affinchè non venga consentita l’abolizione delle province, che se da un lato comporterebbe un notevole risparmio per lo Stato, dall’altro per l’Unione delle Province italiane costituirebbe un grave danno: «L’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti della Costituzione. L’articolo 5 che la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali, e non le può certo sopprimere per decreto. L’articolo 114 stabilisce che la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato e che gli Enti locali sono autonomi secondo i principi fissati dalla Costituzione. Chiediamo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire a difesa della democrazia».
No, ha ragione il presidente dell’UPI, Castiglione, ed io sono poerfettamente d’accordo con lui. Il provvedimento del governo per l’abolizione delle province è massimamente incostituzionale. E per giunta risulta antieconomico, perché aumneterebbe la spesa pubblica, passando i dipendenti alle Regioni, dove gli stipendi sono ben più alti, non essendo migliaia di piccoli comuni italiani in grado di gestire funzioni sovracomunali. Peraltro, i costi delle province sono irrisori, se paragonati a quelli delle Regioni d’ìItalia, che a volte sono anche più piccole di alcune province: 4,5% contro il 77,7%, ed il 22,8% dei comuni. Più che una scelta azzeccata gabellata come risparmio di denaro pubblico, sembra solo pura demagogia poulistica e qualunquistica, l’idea di sopprimere o svuotare di contenuti le province, che non salva affatto soldi.