Sono giorni decisivi per capire qualcosa in più ai Tfa Speciali, con il decreto atteso in Gazzetta Ufficiale per domani a sciogliere una serie di nodi con cui i docenti sono ancora alle prese. Interessante che nel frattempo, in questi giorni, si stia scatenando una sorta di dibattito generazionale tra docenti e aspiranti tali.
Dispiace notare come la mancanza di opportunità lavorative per tutti crei un vero e proprio muro contro muro tra chi sostiene le ragioni dell’anzianità e chi invece propende per il ricambio in nome di maggiore disponibilità all’aggiornamento, non credendo che gli anni di servizio possano bastare a rendere un insegnante bravo.
In attesa di elementi in più da analizzare da parte del ministero sul Tfa speciale, riportiamo alcuni dei commenti più interessanti che sottolineano i diversi modi di vedere la questione, nella speranza di alimentare il dibattito, possibilmente con toni pacati:
“Nessuno nega che l’esperienza e il servizio siano importanti, ma non possono essere fattori in grado di discriminare “chi è dentro da chi è fuori” poiché per quanto un docente possa vantare anche 40 anni di servizio, ciò non implica automaticamente che questi sappia fare bene il suo lavoro.
Rischiamo di cadere in un “luogo comune” banalissimo, inculcatoci dagli interessi dei sindacati e da una politica solo “di facciata”, finalizzato a distogliere l’attenzione dall’unico fattore veramente valutabile, cioè LA PREPARAZIONE DECLINATA IN CONOSCENZE, ABILITA’ E COMPETENZE, DIMOSTRABILE SOLO CON UNA ATTENZA SELEZIONE.
L’esperienza avverrà successivamente, attraverso appunto il momento del TIROCINIO… si chiamano TIROCINI FORMATIVI ATTIVI, vero?
Questi TIROCINI O PERCORSI DI ABILITAZIONE sono stati costruiti come dei corsi di formazione didattica TEORICA E PRATICA e per questo prevedono appunto momenti importanti di esperienza sul campo.
Capite tutti che è assurdo consentire l’accesso a questi percorsi di abilitazione solo a coloro che possono vantare i famosi 3 anni di servizio, in quanto una delle loro finalità è proprio quella di INSEGNARE L’ESPERIENZA SUL CAMPO.
Dovrebbero pertanto essere destinati proprio a coloro che, non avendo mai prestato servizio nella scuola, dimostrino di essere MERITEVOLI, attraverso l’unico strumento a nostra disposizione, cioè la selezione”.
“Cari ragazzi l’insegnante è un professionista e come tale deve fare esperienza. Sfido chiunque immediatamente A esercitare la professione di architetto di ingegnere o altro senza avere fatto un minimo di pratica. Vorrei farvi notare la condizione in cui ci hanno messo: ci stiamo facendo, per adesso, una guerra psicologica logorante, ma poi se andiamo avanti così ce ne sarà una fisica e questo non dobbiamo permetterlo. Pertanto i giovani in quanto tali hanno più anni da vivere mentre quelli più anziani sono stanchi di vivere una non vita senza dignità e valore”.
“Gli insegnanti incapaci di gestire una classe possono essere abilitati come non… e se ne vedono tantissimi di questa seconda categoria!
Per gestire una classe è ovvio che gioca un ruolo importante il carattere di ciascuno, abilitato o non, ma sono fermamente convinto che il fatto di avere esperienza non garantisca assolutamente la qualità dell’insegnamento!
Almeno gli abilitati hanno il merito di aver studiato legislazione scolastica, didattica, pedagogia, programmazione, attenzione alle diversità e ai bisogni educativi speciali (cose che un docente non abilitato conosce solo vagamente) e proprio per questi motivi sono sicuramente in grado di dimostrare una maggior sensibilità a tutti questi temi…
Certamente un buon docente dovrebbe sia essere in grado di gestire una classe, sia essere competente…
Il problema è che allo stato attuale niente e nessuno può valutare con un punteggio la capacità di gestione della classe, mentre un esame di accesso può invece valutare le conoscenze, abilità e competenze didattiche.
Proprio per questo, avendo bisogno di uno strumento di selezione oggettivo, dobbiamo necessariamente utilizzare la seconda metodologia citata, per quanto questa possa risultare “indigesta” a tutti coloro che orgogliosamente si autoproclamano (secondo i propri parametri) “bravi insegnanti”, senza però che nessuno abbia mai certificato queste loro competenze”.
Per il bene dell’insegnamento in Italia speriamo che la classe politica sappia guardare oltre gli interessi delle lobby che premono per l’attivazione dei TFA speciali o PAS e che capiscano (per tutti i motivi già discussi) che QUESTI PERCORSI SENZA SBARRAMENTO DI INGRESSO SONO PROFONDAMENTE SBAGLIATI E DANNOSI.
L’UNICA SCELTA ONESTAMENTE GIUSTA SAREBBE QUELLA DI RIATTIVARE I TFA ORDIANARI, RICALIBRANDO I PUNTEGGI ASSEGNATI AL SERVIZIO PRESTATO E CONSIDERANDO LA POSIZIONE DEGLI IDONEI NON RIENTRATI NEL PRIMO CICLO APPENA CONCLUSO.
L’ITALIA HA BISOGNO DI ABILITARE, FORMANDO SUL CAMPO, DOCENTI PREPARATI, SELEZIONANDOLI SULLA BASE DELLE LORO CONOSCENZE, ABILITA’ E COMPETENZE, NON SULLA BASE DI UNA ANZIANITA’ DI SERVIZIO DI DUBBIA QUALITA’.
Aggiungo che non è corretto parlare di “SCONTRO GENERAZIONALE TRA GIOVANI E VECCHI”.
Se di scontro si tratta riguarda due mentalità:
da una parte quelli seriamente impegnati che accettano di dimostrare il proprio merito tramite una selezione e dall’altra parte invece tutti coloro che preferiscono vivere di rendita per non mettere in discussione quella dubbia “professionalità” che essi soli si auto-attribuiscono.