Alzheimer, studio italiano apre alla diagnosi precoce: modello predittivo anticipa il rischio

Un progetto coordinato in Italia punta a individuare con anni di anticipo chi svilupperà la malattia, incrociando dati clinici e biomarcatori.

Un passo avanti nella prevenzione

La ricerca sull’Alzheimer continua a registrare progressi significativi, con un contributo rilevante anche dall’Italia. Un recente studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia ha messo a punto un sistema in grado di stimare il rischio di sviluppare la patologia nei tre anni successivi.

Il lavoro, coordinato dal neurologo Paolo Maria Rossini, si inserisce in un ambito sempre più orientato alla diagnosi precoce e alla prevenzione, considerati oggi elementi chiave nella gestione della malattia.

Il modello “Interceptor”

Il progetto, denominato “Interceptor”, nasce con l’obiettivo di individuare i soggetti più a rischio prima della comparsa dei sintomi più gravi. Il sistema si basa sull’integrazione di diverse tipologie di dati, tra cui test cognitivi, parametri clinici, informazioni genetiche e tecniche di imaging cerebrale.

Attraverso l’incrocio di queste informazioni, il modello consente di delineare un profilo di rischio più preciso, utile per intervenire tempestivamente con strategie mirate.

Lo studio sui pazienti

La ricerca ha coinvolto oltre 350 persone con decadimento cognitivo lieve, una condizione che non rappresenta ancora una malattia conclamata ma che può evolvere nel tempo. I partecipanti sono stati sottoposti a una serie di valutazioni approfondite, comprendenti analisi cliniche e indagini strumentali.

Il progetto è stato promosso e finanziato da AIFA e ha visto la collaborazione di numerosi centri clinici italiani, con il contributo anche di AIMA.

Diagnosi precoce e terapie mirate

Secondo quanto evidenziato dai ricercatori, la possibilità di prevedere l’evoluzione della malattia permetterebbe di intervenire in anticipo, limitando i danni e ottimizzando l’utilizzo delle terapie disponibili.

“Il Progetto Interceptor […] rappresenta un passo avanti fondamentale verso l’individuazione di biomarcatori in grado di predire chi […] avrà maggiori possibilità di sviluppare l’Alzheimer”, ha dichiarato Robert Nisticò, presidente di AIFA.

Un approccio che potrebbe aprire nuove prospettive nella gestione della patologia, puntando su interventi sempre più personalizzati.