Tecniche sperimentali basate su luce infrarossa e correnti leggere mostrano risultati promettenti nel trattamento delle fasi iniziali della degenerazione maculare secca.
Trattamenti innovativi per la forma più diffusa di maculopatia
La degenerazione maculare secca, che in Italia interessa circa un milione di persone e rappresenta la forma più comune di maculopatia legata all’età, rimane priva di una cura risolutiva. La malattia porta alla perdita della visione centrale e si manifesta nelle prime fasi con la comparsa di drusen, piccoli depositi sotto la retina. Al Congresso Internazionale Floretina, a Firenze, sono state presentate due tecniche che puntano a rallentarne la progressione: fotobiomodulazione e iontoforesi.
Secondo gli specialisti intervenuti al congresso, queste terapie risultano particolarmente promettenti se applicate nelle fasi iniziali, quando l’obiettivo è evitare l’evoluzione verso le forme avanzate. Diverse pubblicazioni scientifiche recenti hanno descritto benefici potenziali e un miglioramento della gestione clinica nelle forme intermedie della patologia.
Fotobiomodulazione: luce rossa e infrarossa per stimolare la retina
La fotobiomodulazione utilizza luce rossa e infrarossa per favorire la funzione cellulare della retina e ridurre la progressione delle lesioni caratteristiche. Si tratta di un trattamento non invasivo eseguito in ambulatorio: il paziente si posiziona davanti a un dispositivo che emette luce controllata per alcuni minuti. Le evidenze disponibili mostrano miglioramenti nella funzionalità visiva e un potenziale effetto sul riassorbimento delle alterazioni retiniche, anche se sono necessari studi più ampi per definirne il ruolo definitivo nella pratica clinica.
Iontoforesi: microcorrenti per veicolare farmaci nella retina
La iontoforesi impiega correnti elettriche leggere per facilitare l’assorbimento di farmaci attraverso i tessuti oculari. Un elettrodo applicato sull’occhio permette di convogliare in modo mirato i principi attivi verso la retina, migliorando potenzialmente l’efficacia del trattamento. La tecnica è attualmente allo studio come alternativa non invasiva alle modalità tradizionali di somministrazione farmacologica per la degenerazione maculare. Le prime evidenze indicano un possibile beneficio nella gestione delle fasi intermedie della malattia.
Cheratosi attinica cura: via libera dall’UE
Pisa: impiantata prima protesi retinica al mondo
Occhio bionico: ridà la vista a malati di retinite pigmentosa