La stagione influenzale è iniziata con settimane di anticipo: oltre due milioni di infezioni respiratorie, crescita dei virus influenzali e aumento dei casi tra i bambini più piccoli.
Un avvio anticipato e numeri già elevati
La stagione influenzale 2025-2026 è partita con un’intensità superiore alle attese. Dall’inizio dell’autunno, il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha stimato circa 2,1 milioni di casi di infezioni respiratorie acute in Italia. Un dato che fotografa una circolazione ampia di diversi virus tipici dei mesi freddi, dai Rhinovirus al SARS-CoV-2.
Nelle ultime settimane, tuttavia, si registra una crescita marcata dei virus influenzali. Secondo le analisi di laboratorio coordinate dall’ISS, l’11,2% dei campioni esaminati è risultato positivo all’influenza, una soglia che nella scorsa stagione era stata raggiunta solo a ridosso della metà di dicembre. La ripresa anticipata è legata anche alla diffusione di una nuova variante dell’influenza A/H3N2, indicata come subclade K, che avrebbe contribuito ad anticipare la stagione di 3-4 settimane, come segnalato a livello europeo.
Bambini piccoli e diffusione del virus
Anche quest’anno l’impatto maggiore riguarda le fasce di età più giovani. I dati dell’ultima settimana mostrano che oltre 25 bambini ogni 1.000 assistiti, nella fascia 0-4 anni, hanno contratto un’infezione respiratoria. Un andamento che ricalca quanto osservato nelle stagioni precedenti, ma che si inserisce in un contesto temporale più precoce.
L’anticipazione della circolazione influenzale rende più complesso il confronto diretto con gli anni passati, anche perché il sistema di sorveglianza è stato aggiornato e ora monitora le infezioni respiratorie acute in modo più ampio. Il trend appare chiaro: la presenza del virus influenzale sta crescendo rapidamente e si affianca alla circolazione simultanea di altri patogeni respiratori, aumentando il carico complessivo sui servizi sanitari e sul territorio.
Vaccinazioni e scenari per i prossimi mesi
Le indicazioni provenienti anche da altri Paesi dell’emisfero sud, dove la stagione influenzale è già stata intensa, suggeriscono cautela per le prossime settimane. L’andamento osservato fa prevedere un numero elevato di casi nel corso dell’inverno, con un possibile picco tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, in linea con le valutazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa.
In questo contesto, la prevenzione resta un elemento centrale. Una maggiore copertura vaccinale è associata a una riduzione delle complicanze, dei ricoveri e della pressione sulle strutture sanitarie. Accanto al vaccino antinfluenzale, viene ribadita l’importanza della co-somministrazione con altre vaccinazioni raccomandate, in particolare per le fasce di popolazione più fragili, allo scopo di contenere l’impatto complessivo delle infezioni respiratorie nella stagione invernale.
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