Una ricerca statunitense mostra che il deterioramento delle reti perineuronali potrebbe spiegare la perdita della memoria sociale nell’Alzheimer e aprire a nuove strategie terapeutiche.
Il ruolo delle reti perineuronali e il loro legame con la perdita di memoria
Una delle caratteristiche più difficili dell’Alzheimer è la perdita della capacità di riconoscere le persone care. Un nuovo studio condotto negli Stati Uniti suggerisce che questo fenomeno potrebbe essere collegato al deterioramento delle reti perineuronali, strutture che avvolgono i neuroni e ne regolano la comunicazione.
Gli autori hanno osservato che queste reti funzionano come una sorta di protezione che permette alle cellule nervose di elaborare e immagazzinare i ricordi. Alterazioni della loro integrità potrebbero quindi rappresentare un punto critico del declino cognitivo.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Alzheimer’s & Dementia, si basa su evidenze raccolte in modelli murini. Gli studiosi hanno notato che i topi con reti perineuronali compromesse nella regione CA2 dell’ippocampo perdono la capacità di riconoscere altri esemplari, pur mantenendo la memoria legata agli oggetti. Questo andamento riflette ciò che avviene nelle persone con Alzheimer, dove la memoria sociale tende a deteriorarsi più rapidamente rispetto ad altre forme di memoria.
I test sui topi e il potenziale terapeutico degli inibitori Mmp
Per comprendere se fosse possibile intervenire sulla progressione del danno, i ricercatori hanno utilizzato farmaci noti come inibitori delle metalloproteinasi della matrice (Mmp), molecole già studiate in altri ambiti clinici e capaci di bloccare gli enzimi che degradano la matrice extracellulare.
Somministrati ai topi affetti da Alzheimer, questi farmaci hanno ridotto la perdita delle reti perineuronali e preservato parte della loro memoria sociale. Gli animali trattati mostravano un deterioramento più lento delle strutture cellulari coinvolte nel riconoscimento degli altri individui, suggerendo un possibile beneficio nel rallentare la progressione del deficit.
Sebbene i risultati siano promettenti, i ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi per stabilire la sicurezza di questo approccio e la sua eventuale applicazione negli esseri umani.
Una nuova strada nella ricerca sull’Alzheimer
La scoperta rappresenta un cambiamento di prospettiva rispetto ai tradizionali modelli dell’Alzheimer, che finora si sono concentrati soprattutto sull’accumulo di proteine come beta-amiloide e tau. Le reti perineuronali emergono come un nuovo potenziale bersaglio terapeutico, che potrebbe permettere un intervento mirato sulla perdita di memoria sociale.
Se le prossime ricerche confermeranno questi risultati, potrebbe aprirsi un nuovo filone di studi dedicato a preservare le strutture che regolano la comunicazione neuronale, con l’obiettivo di proteggere più a lungo le funzioni cognitive compromesse dalla malattia.
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