Ebola, focolaio di Marburg in Etiopia: confermati i primi casi nella regione di confine

Un cluster di febbre emorragica è stato individuato nel Sud dell’Etiopia: casi confermati, isolamento dei pazienti e allerta sanitaria avviata dalle autorità locali e internazionali.

La conferma dei primi contagi e l’area coinvolta

Le autorità sanitarie etiopi hanno segnalato un focolaio di febbre da virus Marburg nella parte meridionale del Paese, in una zona vicina al confine con il Sudan del Sud. Le analisi effettuate dal laboratorio nazionale hanno individuato nove casi, con alcuni pazienti già trasferiti in reparti di isolamento. La segnalazione è stata trasmessa ai vertici dell’Africa CDC, che ha attivato i protocolli d’emergenza previsti per le febbri emorragiche.

Il virus, appartenente alla famiglia dei filovirus, è noto per la capacità di causare febbre alta, disturbi gastrointestinali e manifestazioni emorragiche. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei o superfici contaminate, mentre il periodo di incubazione varia generalmente da pochi giorni a una settimana. Le autorità hanno evidenziato la vicinanza geografica con aree sanitarie fragili come quelle del Sudan del Sud, un elemento che richiede un monitoraggio costante dei movimenti transfrontalieri.

Ipotesi sull’origine e misure di contenimento

La segnalazione del cluster risale al 12 novembre, quando gli operatori sanitari locali hanno individuato una serie di casi sospetti di febbre emorragica nei pressi della città di Jinka. Le indagini preliminari indicano una somiglianza genetica con ceppi già registrati nella regione dell’Africa orientale.

Sono state avviate procedure di sorveglianza rafforzata, tracciamento dei contatti, attività di informazione nelle comunità e misure di controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie. Le autorità sanitarie hanno inoltre richiesto il supporto tecnico dell’Africa CDC per l’utilizzo di kit diagnostici specifici, l’analisi genomica del virus e la formazione degli operatori sul campo.

L’origine precisa del contagio non è ancora definita; tra le ipotesi più accreditate rientra il possibile coinvolgimento dei pipistrelli frugivori, già associati in passato al salto di specie del virus. Rimane però aperta la ricostruzione della catena di trasmissione iniziale.

I precedenti nella regione e le misure da adottare

Negli ultimi anni il virus è riapparso in più occasioni nella regione: il Ruanda ha registrato un focolaio significativo nel 2024, mentre la Tanzania ha segnalato casi l’anno precedente. Questi episodi confermano che il Marburg rimane presente nei serbatoi animali e può riemergere in contesti con infrastrutture sanitarie limitate.

Il trattamento della malattia si basa esclusivamente sul supporto clinico, in assenza di antivirali specifici o vaccini approvati. Le indicazioni operative comprendono reidratazione, gestione dei sintomi e rigide misure di controllo delle infezioni, soprattutto all’interno delle strutture di cura. Le autorità locali hanno intensificato il dialogo con le comunità per ridurre i contatti ad alto rischio e favorire la tempestiva segnalazione di nuovi sintomi.

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