Covid in gravidanza, studio americano: possibile legame con disturbi del neurosviluppo nei bambini

Una ricerca del Massachusetts General Hospital suggerisce un lieve aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo nei figli di madri contagiate dal Covid-19, soprattutto nel terzo trimestre.

I risultati della ricerca

Uno studio condotto dal Massachusetts General Hospital di Boston e pubblicato su Obstetrics & Gynecology ha analizzato 18.124 coppie madre-figlio, per valutare gli effetti dell’infezione da Covid-19 in gravidanza sullo sviluppo neurologico dei bambini.
Tra i 861 bambini nati da madri risultate positive al virus, il 16,3% ha ricevuto una diagnosi di disturbi del neurosviluppo entro i tre anni, contro il 9,7% dei bambini nati da madri non infettate. Dopo aver corretto i dati per variabili come età materna e condizioni socioeconomiche, i ricercatori hanno stimato un incremento medio del rischio del 29%, con valori più alti se il contagio avviene nel terzo trimestre di gravidanza (+36%) o nei maschi (+43%).

I limiti dello studio e le possibili spiegazioni

Gli studiosi sottolineano che il rischio complessivo resta basso e che i risultati potrebbero essere stati influenzati da fattori legati alla prima fase della pandemia, come le varianti virali allora in circolazione o le difficoltà nell’accesso alle cure prenatali.
Come per altre infezioni contratte in gravidanza, gli esperti ipotizzano che la risposta infiammatoria materna possa interferire con lo sviluppo cerebrale del feto, ma i meccanismi precisi non sono ancora chiari.

Gli autori invitano a interpretare i dati con cautela, ma raccomandano comunque una prevenzione attiva del contagio in gravidanza, ricordando che una diagnosi precoce e un adeguato supporto possono ridurre l’impatto di eventuali complicazioni sullo sviluppo neurologico infantile.

Prevenzione e consapevolezza

Il team di ricerca sottolinea l’importanza di mantenere alta la prevenzione del Covid-19 in gravidanza, anche in un momento in cui la fiducia nei vaccini sta diminuendo.
La consapevolezza dei genitori, spiegano, è fondamentale per garantire ai bambini nati da madri contagiate un monitoraggio accurato e tempestivo delle funzioni cognitive e motorie nei primi anni di vita.

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