Microplastiche nelle bottiglie di plastica, l’allarme degli esperti: “Meglio bere dal vetro, infiammano l’organismo”

Secondo gli infettivologi, l’acqua conservata a lungo nelle bottiglie di plastica può rilasciare microplastiche che favoriscono processi infiammatori nel corpo umano.

Le microplastiche e il rischio per la salute

Nelle bottiglie di plastica si accumulano nel tempo minuscole particelle che possono finire nell’acqua che beviamo. Gli esperti spiegano che, spesso, si tratta della stessa acqua del rubinetto, conservata però per anni in contenitori di plastica, talvolta esposti al sole o a temperature elevate.
Durante questo periodo, il materiale può degradarsi e rilasciare microplastiche che, una volta ingerite, si accumulano nell’organismo, contribuendo a processi infiammatori a livello intestinale e sistemico.

Alcuni studi internazionali hanno stimato che, con il consumo abituale di acqua imbottigliata, una persona può arrivare a ingerire in una settimana una quantità di plastica equivalente a una carta di credito. Un dato che ha spinto numerosi specialisti a lanciare un appello per un uso più consapevole delle bottiglie in plastica, specialmente in estate o quando restano a lungo esposte al calore.

Le alternative sicure e le buone abitudini da adottare

Gli esperti raccomandano di limitare l’uso quotidiano di bottiglie in plastica, preferendo l’acqua del rubinetto – che in gran parte del territorio italiano rispetta rigorosi standard di sicurezza – o bottiglie in vetro, materiale più stabile e privo di rilascio di particelle.
Quando l’acqua in bottiglia è l’unica opzione, è bene evitare di riutilizzare i contenitori monouso e conservarli lontano da fonti di calore o dalla luce diretta del sole.
Un gesto semplice, come scegliere il vetro o l’acqua corrente, può ridurre in modo significativo l’esposizione quotidiana alle microplastiche e ai potenziali rischi infiammatori correlati.