Stress e malattie professionali, allarme tra gli infermieri italiani: oltre 72mila denunce nel 2023

I dati Inail mostrano un aumento del 20% in un solo anno. Turni massacranti, aggressioni e burnout mettono a rischio la salute dei lavoratori e la sicurezza dei pazienti.

Sanità sotto pressione: crescono stress e disturbi lavoro-correlati

Il lavoro infermieristico in Italia è sempre più segnato da stress cronico, malattie professionali e carichi eccessivi. Secondo gli ultimi dati Inail, tra il 2019 e il 2023 sono state presentate oltre 2.000 denunce per disturbi psichici legati al lavoro. Solo nel 2023, le malattie professionali denunciate hanno superato quota 72.700, con un incremento del 19,7% rispetto al 2022 e del 61,6% rispetto al 2020.

Il settore sanitario risulta il più colpito, e gli infermieri rappresentano la categoria più esposta. Gli esperti parlano di una “emergenza sanitaria interna”, che coinvolge non solo il personale ma anche la qualità dell’assistenza.

Turni doppi, aggressioni e carichi insostenibili

In Italia, un infermiere assiste in media 12 pazienti per turno, il doppio rispetto agli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne prevedono al massimo sei per garantire cure adeguate.

A ciò si aggiungono turni notturni frequenti, straordinari obbligatori e aggressioni verbali o fisiche, che contribuiscono a un crescente senso di esaurimento professionale. Molti operatori lamentano anche demansionamenti e l’assegnazione di compiti non previsti dal loro profilo, condizioni che aumentano il rischio di burnout, ansia e patologie muscolo-scheletriche dovute a sforzi e posture scorrette.

Burnout e sicurezza dei pazienti: un rischio doppio

Le analisi più recenti indicano che un infermiere su tre soffre di depressione. Le malattie psichiche e da stress colpiscono soprattutto chi lavora a stretto contatto con il pubblico, con un’esposizione superiore alla media nazionale.

Lo stress prolungato non incide solo sulla salute dei professionisti, ma anche sulla sicurezza dei pazienti: riduce la concentrazione, aumenta il rischio di errore e compromette la qualità dell’assistenza. Un circolo vizioso che, secondo gli esperti, mina la tenuta del Servizio sanitario nazionale e richiede interventi urgenti di prevenzione, supporto psicologico e riorganizzazione dei turni.

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