Differenze di genere nell’Alzheimer: uno studio individua un possibile fattore biologico

Ricerca statunitense rileva un enzima più attivo nel cervello femminile, legato all’accumulo di proteina tau, potenzialmente responsabile della maggiore incidenza dell’Alzheimer nelle donne.

Maggiore incidenza femminile

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la demenza di tipo Alzheimer rappresenta oltre la metà dei casi di demenza in Europa e colpisce soprattutto le donne. La prevalenza cresce con l’età, passando dallo 0,7% nelle 65-69enni al 23,6% tra le ultranovantenni, contro lo 0,6%-17,6% negli uomini. Le cause di questa disparità non sono ancora del tutto chiare, ma uno studio della Case Western Reserve University di Cleveland ha individuato un possibile elemento biologico coinvolto.

Il ruolo dell’enzima USP11

Gli studiosi hanno osservato che il cervello femminile presenta livelli più elevati di un enzima, la peptidasi 11 specifica dell’ubiquitina (USP11), associato all’accumulo della proteina tau. Questa proteina, quando non eliminata correttamente, tende a formare aggregati tossici all’interno delle cellule nervose, tipici delle tauopatie, tra cui il morbo di Alzheimer. Il team ha ipotizzato che l’attività eccessiva di USP11 possa interrompere il naturale equilibrio della tau, favorendone l’accumulo patologico.

Prospettive terapeutiche

I ricercatori hanno verificato che, eliminando geneticamente l’enzima in modelli murini, le femmine risultavano particolarmente protette dalla patologia tau e dal declino cognitivo, più dei maschi. La correlazione tra livelli elevati di USP11 e danni cerebrali è stata riscontrata solo nei soggetti femminili. Secondo gli autori, la possibilità di inibire farmacologicamente l’enzima potrebbe aprire la strada a terapie mirate per ridurre il rischio di Alzheimer nelle donne, se i risultati ottenuti sugli animali saranno confermati negli esseri umani.