J-Ax racconta il suo Covid: la malattia è passata, la rabbia no

Il Covid sta colpendo tutti, anche, e soprattutto forse, i personaggi del mondo dello spettacolo che per la loro attività professionale sono a contatto con un numero maggiore di persone rispetto a quelle meno famose. Ha colpito anche J-Ax, che non ha descritto la sua malattia durante il suo svolgimento, ma ha voluto raccontarla ora che è finita.

J-Ax racconta il suo Covid: la malattia è passata, la rabbia no

E anche lui la descrive come la peggiore esperienza della sua vita, nonostante i sintomi non siano stati, per fortuna così gravi da costringerlo a un ricovero in ospedale: “E’ stato uno dei periodi più brutti della mia vita, il più brutto. Ho avuto momenti, in cui sono stato male ma mai, mai come il Covid. È impossibile da spiegare, raga, se non l’hai vissuto sulla tua pelle. È impossibile. È il peggior mal di testa della tua vita. Io ho dovuto prendermi 4 diversi farmaci per cercare di calmarlo e non funzionavano ed ero comunque steso a letto impossibilitato a muovermi e lo stomaco ti si piega in due sono tutte le ossa che non finiscono di farti male, tutto quello che… Questo e altro che evito di raccontarvi e tutto nello stesso momento. Soprattutto l’ansia di non sapere cosa accadrà, se sarà solo questo o peggiorerà. È la paura, come è successo a me e a mia moglie di poter lasciare nostro figlio orfano. È successo a persone molto più giovani di noi”.

J-Ax ha vissuto la malattia, e lo conferma lui stesso, da una posizione privilegiata: ha potuto concentrarsi sul recupero e la guarigione, senza la preoccupazione economica che invece investe chi è positivo al Covid e non può nemmeno andare a lavorare. Non per questo è stato meno pesante. Ora che guarito, punta il dito contro i politici, che a un anno dall’inizio della pandemia non sono ancora in grado di dare una risposta ai cittadini. Prima con le misure di sicurezza, poi con gli interventi economici di ristoro e adesso con una campagna vaccinale deludente: “Sale la rabbia pensando all’incapacità nel gestire un’emergenza pubblica. Ok, ok la pandemia iniziale nessuno poteva immaginare e prepararsi a qualcosa di simile ma è passato un anno. Non si tratta più di un colossale imprevisto ma di gestire il concreto presente, è questione di trattare, negoziare, organizzare, comunicare. È una questione quindi esclusivamente politica. Ed è quindi un totale fallimento politico, il fatto che gli italiani non siano ancora stati vaccinati in massa e che non sappiamo nemmeno quando questo avverrà con chiarezza o certezza. Ci siamo, negli anni, indebitati per gigantesche opere inutili alcune delle quali nemmeno mai partite o completate. Quando si è trattato dei vaccini la politica si è messa a trattare come al mercato del pesce perché? Perché non ci potevate mangiare? E a noi, il mercato del pesce, ci ha rifilato quello che puzza. Tenete presente che a oggi 3 milioni e mezzo di italiani hanno ricevuto le due dosi di vaccino negli Stati Uniti vaccinano 3 milioni di persone ogni giorno. Quindi i vaccini esistono. Semplicemente c’è stato un catastrofico fallimento di chi ci amministra in Italia e in Europa nel farceli avere e questi fallimenti gli italiani li pagano con la morte quella dei loro cari e quella del loro futuro. I morti della prima ondata li ha fatti il Covid, questi la vostra coscienza. Chi vi dice chi li ha causati? Di chi è la colpa? Non c’è più tempo per sbagliare, solo agire”.