Quando hai fame bevi: dimagrire con i suggerimenti del dott. Muzzioli

Pesarsi ogni giorno aiuta a dimagrire e soprattutto a mantenere i risultati acquisiti con una dieta. Lo sostiene uno studio condotto dalla Cornell University di New York, secondo cui l'odiato/amato strumento di chi è in sovrappeso e più in generale delle donne, sarebbe un ottimo strumento per ottimizzare i risultati di un regime dietetico. Una scoperta che va proprio contro la convinzione comune che non bisogna monitorare costantemente l'andamento dell'ago che va su e giù facendoci disperare. Per giungere a questa conclusione, gli studiosi hanno monitorato alcuni partecipanti allo studio chidedendo loro loro di perdere l’1% del peso iniziale per poi mantenerlo per almeno 10 giorni. In seguito hanno chiesto di perdere ancora l’1% proseguendo fino a perdere il 10% del peso iniziale. Ebbene hanno poi chiesto loro di perdere peso con metodi a scelta nel primo anno del programma. Nella fase successiva dello studio, hanno chiesto loro di pesarsi ogni giorno. I risultati parlano chiaro: coloro i quali si sono pesati ogni giorno sono riusciti a mantenere il peso raggiunto. Secondo le statistiche, il problema non è tanto dimagrire, quanto mantenere i risultati nel tempo: chi riesce a perdere peso con una dieta, in 4 casi su 10 lo riprende già nell’anno successivo mentre quasi tutti coloro che sono dimagriti riacquistano il peso perduto entro 5 anni. Uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Obesity suggerisce che pesarsi spesso guardando i progressi su un grafico ogni giorno è un modo efficace per perdere una modesta quantità di peso e - altrettanto importante - mantenerlo. I ricercatori dicono che misurare e tracciare il nostro peso quotidiano ci fa vedere il legame tra ciò che mangiamo e il nostro peso. Tuttavia, per ragioni che non hanno potuto spiegare, i ricercatori hanno scoperto che questo metodo sembra funzionare meglio per gli uomini che per le donne. "Hai solo bisogno di una bilancia da bagno e di un foglio di calcolo Excel o anche un pezzo di carta millimetrata," spiega l'autore senior David Levitsky, professore di nutrizione e psicologia alla Cornell University, Ithaca, NY. Dice che questo ti costringe a essere consapevole del legame tra il peso e ciò che si mangia: "Spesso ci insegnano che non ci si dovrebbe pesarsi tutti i giorni, e questo è esattamente il contrario." Nello studio di 2 anni, i partecipanti che hanno perso peso nel primo anno sono stati in grado di mantenerlo il secondo anno. Il risultato è importante perché molti studi mostrano che circa il 40% del peso perso attraverso la dieta è spesso ripreso nel giro di un anno, e entro 5 anni, tutto. Per il suo studio, il Prof. Levitsky e il primo autore Carly Pacanowski, hanno monitorato in modo casuale 162 uomini e donne in sovrappeso a un gruppo di intervento e un gruppo di controllo. Tutti i partecipanti hanno assistito a una sessione di formazione iniziale in cui sono venuti a conoscenza di strategie basate sull'evidenza per la perdita di peso, tra cui approcci specifici basati sulla scelta del proprio metodo di perdita di peso - con particolare attenzione sul fare piccoli cambiamenti. Le piccole modifiche suggerite, incluso saltare il dessert un paio di volte alla settimana, con un sostituto di un pasto per il pranzo tre volte a settimana ed evitare spuntini tra i pasti per la maggior parte del tempo. Il Prof. Levitsky dice che ogni partecipante ha ideato il proprio modo per perdere peso - alcuni con le dimensioni delle porzioni ridotte, altri si fermavano allo spuntino, e alcuni con pasti saltati. Anche se la perdita di peso è modesto, l'autocontrollo sembra essere efficace I risultati del primo anno hanno dimostrato che, in media, il gruppo di intervento ha perso più peso rispetto ai controlli (2,6 kg contro 0,5 kg). I ricercatori hanno anche scoperto che gli uomini erano significativamente più bravi rispetto alle donne nel perdere peso nel primo anno, e nel mantenerlo nel secondo anno. Commentando i risultati, il Prof. Levitsky dice che l'approccio di auto-monitoraggio "sembra funzionare meglio per gli uomini rispetto alle donne, per motivi che non riusciamo a capire ancora." Gli autori suggeriscono che facendo salendo sulla bilancia per vedere i risultati tracciati su un grafico ogni giorno funge da rinforzo di comportamento che aiuta a ridurre il peso e tenerlo basso - come mangiare di meno e fare esercizio fisico. Prof. Levitsky aggiunge: "Pensiamo che la bilancia funga anche da meccanismo di innesco, che ti fa consapevole di cosa comporta il cibo e che vi permetterà di fare scelte che siano coerenti con il vostro peso." Gli autori concludono che, anche se il gruppo di intervento, in media, è solo riuscito a perdere il 2% del loro peso iniziale e tenerlo fuori per il periodo di 2 anni, è sufficiente a dimostrare che il feedback dell'auto-pesatura e visivo potrebbe essere un controllo del peso utile strategia, combinata con altre tecniche. È ben noto che l'obesità è legata al diabete di tipo 2 - e le cellule adipose contribuiscono a stimolare la malattia modificando metabolismo e inducendo infiammazione cronica. Tuttavia, meno noto è che una possibile via attraverso la quale questo accade è attraverso il microbioma - le diverse colonie di batteri che abitano il nostro corpo. Le persone aumentano di peso, sono suscettibili di avere grandi quantità di batteri di stafilococco che vivono sulla loro pelle. Questo potrebbe aiutare il diabete di tipo 2 ad attivarsi perché i batteri di stafilococco rilasciano tossine che interagiscono con le cellule di grasso e il sistema immunitario a causano infiammazione.

Tutte le nostre interviste sono una miniera di informazioni interessanti, ma ci permettiamo di raccomandarvi in particolare questa a Luca Muzzioli, biologo nutrizionista e consulente ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia in Roma, a nostro avviso davvero da non perdere.

Da quanti anni si occupa di salute?

Mi occupo di salute e nutrizione da 5 anni, All’interno della fondazione Santa Lucia collaboro con il laboratorio CARMA Lab (Clinical Movement Analysis and Research Laboratory) nel progetto europeo “Symbitron” che prevede la creazione di un esoscheletro robotico per la deambulazione autonoma in soggetti con lesione spinale, e con il laboratorio di Neuroelectrical Imaging and BCI per il progetto europeo “ABC” nel quale mi occupo di idratazione corporea nello sviluppo di un dispositivo di monitoraggio dei parametri fisiologici in pazienti affetti da paralisi cerebrale. Nel settore privato porto avanti il mio studio da nutrizionista dove mi sono focalizzato sul dimagrimento classico, collaborando sul territorio romano con diverse realtà; tra queste c’è lo studio di ginecologia Ginecho grazie al quale assisto gestanti e nutrici nei loro percorsi di gravidanza e allattamento, ed il centro di fisioterapia Fisionet, dove insieme con fisiatri e fisioterapisti lavoro per il recupero di una completa mobilità partendo dal raggiungimento di un adeguato peso corporeo. Infine collaboro con il portale online Dance and culture dove rispondo alle domande dei lettori in tema di nutrizione. Da 2 anni, poi, sono approdato su internet con il mio sito e la relativa pagina Facebook; nel prossimo futuro c’è in progetto l’apertura di un blog.Quando hai fame bevi: dimagrire con i suggerimenti del dott. Luca Muzzioli

Com’è cambiato il rapporto salute-lettori da quando le informazioni sono facilmente reperibili su internet?




E’ cambiato molto negli ultimi anni. Io stesso ho fatto la scelta di presentarmi al pubblico nel momento in cui mi sono accorto che il grande pregio di internet, che sta nel dare un facile accesso alle informazioni nel campo della salute, era anche un grande svantaggio. Infatti il cyber-utente, spesso e volentieri, non è in grado di discriminare un’informazione con una veridicità e una fondatezza scientifica da messaggi a scopo puramente commerciale che non comportano nessun vantaggio e a volte sono potenzialmente dannosi in termini di salute personale. E’ qui che noi professionisti del settore possiamo e dobbiamo intervenire.

Cosa ne pensa della cybercondria (malati immaginari ipocondriaci che su  internet cercano continuamente risposte mediche ai loro sintomi)?

Ormai chiunque può leggere un articolo su un sito qualunque e autodiagnosticarsi una patologia, un disturbo o un’intolleranza. Non che prima gli ipocondriaci non esistessero, il debutto in scena de “Il malato immaginario” è datato 1673, ma sicuramente la grande facilità di accesso alle informazioni e soprattutto la loro gratuità hanno esteso la platea ed accentuato il problema.
E’ anche per questo che non tratto mai on-line argomenti su patologie o diete specifiche, ma tendo sempre ad occuparmi degli alimenti, delle loro proprietà e di educazione alimentare, per tutto il resto è opportuno che il cyber-utente consulti un professionista (medico, biologo, farmacista, ecc…) a seconda delle proprie necessità.

Crede nei rimedi naturali?

Dipende da cosa si intende per rimedi naturali. A mio parere l’alimentazione è già di per sé un rimedio naturale, si parla già da qualche anno di nutraceutica, cioè dell’uso specifico e mirato degli alimenti in base alle loro proprietà in chiave terapeutica. E’ la riscoperta di un approccio vecchio quasi quanto l’uomo (lo stesso Ippocrate nel 400 a.C. sentenziava: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”) ma che, fortunatamente, si sta facendo largo proprio come il più naturale tra i rimedi naturali. Negli alimenti sono presenti molte sostanze che possono avere un effetto terapeutico. L’unica difficoltà di questo approccio è che non sempre di queste molecole si riescono a raggiungere concentrazioni tali da produrre un effetto di reale miglioramento dello stato di salute. Difatti si fà un larghissimo uso di integratori, alimentari e non; spesso è un uso spropositato, senza regole e pertanto inutile. Personalmente tendo a consigliarli solo in casi di accertate deficienze nutrizionali, e comunque mai più di uno per volta. Per il resto basta il cibo.

Cosa pensa dei rimedi omeopatici?




Non ho mai preconcetti di nessun tipo, ma essendo al di fuori del mio campo di applicazione lascio le considerazioni a chi è competente in materia.

Tutti vogliono sapere come dimagrire e come perdere peso velocemente: che consigli darebbe?

Mi rivolgo ai lettori: se cercate il miracolo rivolgetevi ai centri specializzati come Lourdes o Fatima. Perdere peso significa cambiare, nel corpo e nella mente. Se pensate che la causa del vostro sovrappeso sia esterna a voi allora dimagrire sarà difficile e non dimagrirete mai fino in fondo. Vede, ci sono tante diete che danno buoni risultati in termini di dimagrimento nel breve periodo, ma nessuna di queste impedisce di riprendere peso, e sa perché? Perché in nessuna c’è equilibrio. Il cambiamento che impongono al nostro stile di vita non è sostenibile a lungo termine; in un modo o nell’altro la maggior parte di queste diete sconvolge il nostro organismo, i nostri ritmi ed il nostro equilibrio. Il nostro corpo è una macchina meravigliosa che si basa sul concetto di omeostasi, cioè sul raggiungimento ed il mantenimento di un equilibrio con il minor dispendio possibile in termini di energia. Se partiamo da questo semplice concetto capiamo facilmente come perdere peso senza raggiungere un equilibrio non abbia senso. Affamarsi quindi non ha senso; privarsi di qualche alimento specifico non ha senso. Tranne casi particolari legati a stati patologici o intolleranze non possiamo pensare di sconvolgere tutte le volte il nostro corpo come se non fosse nostro. Per questo affidarsi a professionisti del settore è il modo migliore per capire di più il nostro corpo, apprendere i concetti di una sana e corretta alimentazione, perdere peso migliorando tutte le nostre funzioni metaboliche, tornare in splendida forma e soprattutto mantenerla negli anni. Quali consigli darei? Di solito il consiglio che reputo fondamentale e che dò a tutti i miei pazienti e glielo ripeterò all’infinito come fosse un mantra è: Quando hai fame bevi!  Avete fame? Bevete un bicchier d’acqua e aspettate 10min. Se la sensazione non torna allora significa che non avevate fame, avevate sete!  L’acqua svolge un ruolo centrale nel nostro organismo dal quale non possiamo prescindere. E’ il 60% del nostro peso corporeo; è l’elemento che ha permesso la nascita della vita miliardi di anni fa. E’ quindi alla base della nostra vita come e più del cibo. Pensi che numerosi studi hanno individuato che anche solo la diminuzione del 2% dell’acqua corporea comporta una diminuzione delle nostre capacità cognitive. Più della metà dei miei pazienti arriva nel mio studio in una condizione di disidratazione cronica. Quindi il mio consiglio ai lettori è: non vi dimenticate mai di bere e bere quando si ha fame è il modo migliore per ricordarlo. Un corpo disidratato è un corpo non in salute e farà molta più fatica a dimagrire.

Qual è la sua ricetta per stare bene? 

E’ una ricetta molto semplice: avere uno stile di vita sano che parte da un’alimentazione varia ed equilibrata, fatta di alimenti semplici e non trasformati. Questo è il miglior approccio che possiamo avere per diminuire lo stress ed assicurarci una vita di lunga durata ed in salute. Sembra un concetto scontato ma le assicuro che non lo è.
Vorrei anche aggiungere che tutte le linee guida più recenti ormai hanno aggiunto alle raccomandazioni prettamente nutrizionali anche quella di fare una vita il più possibile in movimento e all’aria aperta. La nostra società si sta evolvendo più velocemente del nostro corredo genetico e noi non siamo pronti a sopravvivere ad una vita sedentaria ricca di cibi spazzatura. Se vogliamo raggiungere e superare la nostra aspettativa di vita dobbiamo cercare di tornare il più possibile ai ritmi e allo stile di vita di 50 anni fa.

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