Falloplastica e ricostruzione del pene: ecco cosa bisogna sapere

Secondo una recente inchiesta svolta da Yougov, solo il 36% degli inglesi di 18-24 anni è contento delle proprie misure, mentre il 42% vorrebbe essere più dotato. Gli americani soddisfatti delle proprie dimensioni, invece, sono il 58%. Il fenomeno colpisce ogni fascia d’età: Il 35% dei maschi inglesi vorrebbe essere più dotato, contro il 22% in Germania, il 29% in America e il 28% in Italia. I dati testimoniano come gli uomini siano sempre più insoddisfatti del proprio organo sessuale e ricorrano alla chirurgia estetica per poter avere misure più soddisfacenti.

Gli interventi di falloplastica

Sempre più persone ricorrono alla falloplastica in Italia. Per lo più si tratta di under 45. Per la precisione, l’età più rappresentativa era quella 35-45 anni (40% dei pazienti), seguiti dai 25-35 (30%) e dalla fascia che va dai 45 ai 55 anni (25%). C’è anche un dato curioso che riguarda la fascia 55-70 anni con il 5% dei pazienti operati. Ciò significa che anche in età matura si sente il bisogno di apparire virili, sintomo di come la vecchiaia sia sempre meno avvertita. Altro dato che deve far riflettere è che chi richiede di sottoporsi a questo tipo di operazione, ha una relazione stabile.

In generale, l’aumento ottenibile con questa metodica può variare da 2 a 4 cm, visibili sia allo stato flaccido che in misura variamente inferiore in erezione. Si tratta di un’operazione eseguibile tramite laser. Si badi bene: l’allungamento del pene tramite falloplastica è puramente “visivo”. Si recide infatti il legamento che connette il pene all’osso pubico, in modo tale che appaia più lungo di quello che è in realtà. L’operazione non è semplice da eseguire perché bisogna impedire la riadesione del legamento colmando il vuoto creatosi con la sezione. Per fare questo si inserisce una parte di tessuto del paziente o altro materiale. Inoltre, occorre prestare attenzione a conservare alcuni legamenti per ridurre al minimo il rischio di cambiamenti dell’angolo di erezione.

Altri interventi

Oltre al trattamento mediante falloplastica, esistono altre operazioni da tenere in considerazione. I pazienti affetti da disfunzione erettile, ad esempio, possono ottenere un allungamento penieno in fase di erezione e di flaccidità attraverso l’impianto di protesi peniena.

Vi è anche la tecnica più radicale che comporta la ricostruzione totale del membro. Di fatto si disassembla il pene nelle sue parti anatomiche. A quel punto viene creato uno spazio tra glande e  ’apice dei corpi cavernosi che è successivamente riempito con tessuto cartilagineo autologo, con un conseguente allungamento del pene. Recentemente ha fatto notizia la ricostruzione totale del pene di un paziente a cui era stato amputato per un tumore, prendendo un lembo del braccio sinistro. L’operazione è stata eseguita presso Le Molinette di Torino ed è perfettamente riuscito. Al paziente nei prossimi mesi verrà impiantata una protesi idraulica del pene che gli restituirà la possibilità di avere nuovamente una vita sessuale attiva.

I pazienti affetti da tumore al pene sono in crescita in questi anni. Si tratta di una malattia “sconosciuta”, dovuta alle reticenze di chi ne soffre a parlarne. In genere ne soffre un uomo su 10.000, ma, nel 2017, si sono verificati 500 nuovi casi. I più colpiti sono gli over 50 e in particolare gli over 75. Tra gli accorgimenti da prendere per evitare di esserne affetti vi sono: evitare il fumo, tenere pulito il prepuzio, sotto il quale solco si formano secrezioni, e l’autopalpazione dei testicoli per cogliere eventuali differenze o variazioni nella forma o nella consistenza. Se particolarmente aggressivo, il tumore può rendere necessario l’asportazione del pene come accaduto nel caso sopra descritto.

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