Ludopatia e tecnologia: un’assonanza pericolosa

In Italia, la piaga del gioco d’azzardo è stata affrontata tardi rispetto al resto d’Europa. Il termine “ludopatia” ha fatto capolino per la prima volta con il decreto Balduzzi del 2012. È stato allora che si è preso atto di un problema che, ai giorni d’oggi, resta ancora irrisolto. Quel testo legislativo, per combattere il fenomeno dei malati dell’azzardo disponeva, tra le altre cose di “limitare la pubblicità dei giochi con vincite in denaro con particolare riguardo alla tutela dei minori e vietare l’accesso dei minori alle sale ovvero alle aree destinate al gioco”.
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Come si può vedere, il compito principale del testo era quello si tentare di tener fuori la fascia più giovane e debole della popolazione dal vizio del gambling. Cinque anni dopo, possiamo affermare, senza timore di smentita, che quel piano è fallito.

In Italia, stando agli ultimi dati, ci sono 7.000 persone in cura negli ambulatori specializzati. Il numero dei ludopatici è, però, molto più ampio e dovrebbe sfiorare il milione. Il condizionale è d’obbligo, perché, nel nostro Paese, non esiste una casistica certa del fenomeno. Vi sono, però, altri dati che devono far riflettere: “il 47.1% dei giocatori italiani ha tra i 15 e i 19 anni. Quello dell’azzardo è, dunque, un fenomeno che colpisce soprattutto gli adolescenti. Non è un caso che, tra il 4 e l’8% di loro abbia problemi di gioco e tra il 10 e il 14% sia a rischio patologia”, si legge in una indagine sulla ludopatia condotta Slotsgratisonline.

Lo psichiatra spagnolo Augusto Zafra, ha recentemente indagato proprio sul fenomeno che lega il gioco d’azzardo ai ragazzi, seppur in una realtà diversa come quella spagnola. Zafra attribuisce una grande importanza alla “facilità di accesso alla rete, 24 ore su 24, attraverso personal computer, iPad e Smartphone”. L’esperto avverte, però, che “qualsiasi divieto ai giochi online sarebbe controproducente”, mentre, individua in una delle soluzioni per arginare il problema è quello di lavorare ed educare al corretto uso delle nuove tecnologie.” Secondo lo studioso uno dei problemi che andrebbe affrontato è che “le piattaforme che forniscono questi servizi (di gambling ndr) adottano modelli di neuromarketing molto aggressivi e il più delle volte non esistono filtri di controllo sull’affidabilità degli accessi”.

Quello della rete, è dunque un mondo senza controllo dove è facile perdersi.

Secondo la ricerca KPMG “Global CEO Outlook Survey 2016”, la diffusione di internet in Italia ha raggiunto l’88,7% della popolazione. 42,6 milioni di italiani dichiarano di poter accedere ad internet da postazioni fisse o da mobile.

Nel 2016 la spesa reale, ossia la differenza tra quanto giocato e quanto vinto dagli italiani è stata di circa 19 miliardi di euro, di cui 18 riferiti alla rete fisica e poco più di 1 miliardo di euro destinato all’online. Il gioco in rete, nel 2016, è cresciuto del 25% grazie ad una serie di offerte ad hoc delle case da gioco virtuali, ma anche ad un’azione statale che ha portato alla creazione di una lista nera di 6.000 siti web “.com” inibiti. Tale azione ha portato i principali fornitori internazionali di software di gioco online a negare i propri servizi agli operatori che agiscono sul mercato italiano senza una regolare concessione.

Ad oggi, però, la rete viene vista ancora come una trappola, data la sua capacità di attirare i giovani, senza alcun tipo di filtro. Ludopatia e tecnologia rischiano di avere un legame sempre più stretto, se non saranno prese contromisure, a livello normativo e sociale, che puntino a frenare il fenomeno del gambling, sempre più dilagante nel nostro Paese.

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