Secondo Giuliano Polichetti, Chimico Farmaceutico Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica, l’olio emolliente, quasi monopolio, almeno mediatico, di una grossa azienda multinazionale altro non è che “paraffina liquida” mescolata con altri tre componenti, tra cui il profumo. Lo scrive Curiosity.
La paraffina è un puro derivato del petrolio, al 100%, un liquido trasparente, incolore e inodore che, a seconda del grado di purezza, viene impiegato per la produzione di olio per motori, di candele e via via (in estrema purezza) di cosmetici.
È presente in quasi ogni rossetto, ombretto (soprattutto in crema) e nei prodotti farmaceutici; naturalmente la purezza della paraffina a uso cosmetico è garantita perché in caso contrario la sua potenzialità cancerogena sarebbe altissima.
Non solo: pochi sanno che la nostra pelle è idrorepellente, vale a dire non possiamo in alcun modo idratarla dall’esterno; ciò che invece possiamo fare è tentare di mantenerla com’è, trattenendo l’acqua già presente ed evitandone la disidratazione. Il funzionamento di questi oli a base di paraffina è dunque simile a un leggero bendaggio plastico; viene creata una pellicola sulla pelle che ne rallenta oppure impedisce la traspirazione, rendendola più liscia e levigata. Purtroppo però quello che succede è che a essere coperti sono anche i bulbi piliferi: questo vuol dire che, quando stendiamo l’olio, blocchiamo la fuoriuscita di sebo e di tutti i batteri in esso presenti e che la pelle ha necessità di espellere. Il risultato è la probabilissima formazione di comedoni (i cosiddetti punti neri) e lo sviluppo di irritazioni e infezioni.
Cosa preferire allora? Meglio oli emollientidi tipo naturale, come per esempio quello di jojoba, di cocco o di mandorla, facendo bene attenzione che siano interamente a base di questi oli e non che ne contengano solo una piccola percentuale, col resto di paraffina.