Il video di Morosini, morto oggi pomeriggio sul campo di Pescara mentre il suo Livorno vinceva la partita è l’ennesima testimonianza di una serie di drammi che stanno colpendo il mondo dello sport nell’ultimo periodo. Dopo Puerta, Cassano, Bovolenta, Muamba, ecco che la tragedia colpisce un atleta nel pieno delle sue forze con eventi apparentemente inspiegabili. Morosini non ce l’ha fatta, è deceduto poco dopo il trasporto in ospedale.
In un primo tempo si pensava che potesse resistere in coma farmacologico e dare segnali di migliormento, ma poi è arrivata la notizia tragica. Che ha spinto il mondo del calcio a fermarsi immediatamente, con la sospensione di tutti i campionati. Milan e Genoa stavano già riscaldandosi in campo per giocare il rpimo anticipo della giornata di serie A, quando dalla Federcalcio è arrivato l’ordine: non si gioca. Pozzo, patron dell’Udinese, squadra detentrice del cartellino del giovane centrocampista, aveva già deciso che la partita di stasera al Friuli non si sarebbe giocata contro l’Inter.
La decisione di sospendere tutte le partite dunque è stata accolta con favore. Non si poteva fare altrimenti, perchè se è vero che lo spettacolo deve andare avanti, è altrettanto vero che la morte in campo, in diretta di un atleta professionista impedisce ai suoi colleghi e a tutto il mondo che gira attorno di fare finte di nulla. Ci saranno anche polemiche, perchè pare che l’ambulanza sia potuta entrare in campo con diversi minuti di ritardo a causa di una vettura, si dice dei carabinieri, che ostruiva il passaggio. Le indagini faranno luce su questo elemento che potrebbe rivelarsi importante, perchè in casi come questo ogni secondo è prezioso e può fare la differenza tra la vita e la morte.
Il dott. Paloscia, responsabile dell’Unità Coronarica dell’Ospedale di Pescara: «Quando sono sceso in campo Morosini era in ar
resto cardiaco e respiratorio, abbiamo praticato il massaggio cardiaco per un’ora e mezza prima solo manualmente e poi con diversi strumenti, ma non c’è stato nulla da fare. Non si può dire se la causa sia cerebrale o cardiaca, questo può stabilirlo solo una eventuale autopsia».
Mino Favini del settore giovanile dell’Atalanta: “Un ragazzo d’oro, sempre prodigato ad aiutare la famiglia. Questo era Piermario Morosini. So già cosa mi dovete chiedere. E’ una notizia orribile. E’ cresciuto all’Atalanta con me, l’ho visto giocare da piccolissimo. Era un ragazzo fantastico, che aiutava tutti. In primis la famiglia. Viveva per la sua famiglia. Eppure, che ragazzo sfortunato. I genitori persi entrambi prematuramente, il fratello e la sorella con handicap fisici. Il fratellino si è tolto la vita quando lui aveva appena 16 anni. Insomma, una vita davvero sfortunata. Lo prese l’Udinese da noi, era molto bravo. Ha avuto una bella carriera, era rispettato dai compagni. Tutti credevano in lui”.
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