Mentre Bergamo prepara il suo addio al povero Morosini, la fidanzata Anna non riesce a farsi una ragione di una tragedia incomprensibile. Se un arresto cardiaco per un giovane di 26 anni è un evento privo di qualunque logica, il fatto che accada a un calciatore, che dovrebbe essere nel pieno delle sue forze e costantemente sotto controllo, rende tutto ancora più inquietante.
Morosini non ha avuto scampo: dopo essersi accasciato in campo (per tre volte ha tentato di rialzarsi) è stato soccorso dai medici sociali di Pescara e livorno. Il massaggio cardiaco effettuato in capo sembrava aver restituito Morosini alla vita. Una pura illusione: quando l’ambulanza è entrata in campo, la sensazione era che fosse già troppo tardi.
Da approfondire ciò che è successo all’ambulanza. Il colpevole ritardo con cui i soccorsi sono arrivati sembra si debbano attribuire alla presenza di un’auto dei vigili che incustodita impediva il passaggio. Una tragica fatalità, certo, ma anche una imprudenza le cui responsabilità andranno verificate.
Resta il dramma dei compagni di squadra e degli affetti più vicini a Morosini, e lo sconcerto di tutto il mondo del calcio che non ha potuto fare altro che fermarsi per tutto il weekend in segno di rispetto e anche per riflettere.
I medici interpellati sull’argomento dicono che non si può creare un legame tra le morti di altri atleti avvenute negli ultimi tempi e con i malori in generale che si verificano nel mondo dello sport. Si tratta comunque di casi isolati e se si pensa ai milioni di atleti che ogni giorno nel mondo scendono in campo praticando ogni tipo di sport a livello professionistico, si comprende come la percentuale di decessi sia talmente bassa da essere irrisoria, per quanto drammatica.
Il dott. Paloscia, responsabile dell’Unità Coronarica dell’Ospedale di Pescara: «Quando sono sceso in campo Morosini era in ar
resto cardiaco e respiratorio, abbiamo praticato il massaggio cardiaco per un’ora e mezza prima solo manualmente e poi con diversi strumenti, ma non c’è stato nulla da fare. Non si può dire se la causa sia cerebrale o cardiaca, questo può stabilirlo solo una eventuale autopsia».
Mino Favini del settore giovanile dell’Atalanta: “Un ragazzo d’oro, sempre prodigato ad aiutare la famiglia. Questo era Piermario Morosini. So già cosa mi dovete chiedere. E’ una notizia orribile. E’ cresciuto all’Atalanta con me, l’ho visto giocare da piccolissimo. Era un ragazzo fantastico, che aiutava tutti. In primis la famiglia. Viveva per la sua famiglia. Eppure, che ragazzo sfortunato. I genitori persi entrambi prematuramente, il fratello e la sorella con handicap fisici. Il fratellino si è tolto la vita quando lui aveva appena 16 anni. Insomma, una vita davvero sfortunata. Lo prese l’Udinese da noi, era molto bravo. Ha avuto una bella carriera, era rispettato dai compagni. Tutti credevano in lui”.
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