La Procura di Ascoli ha chiesto l’arresto del marito di Melania Rea, Salvatore Parolisi. Le autorità, in seguito all’autopsia fatta sul corpo di Melania Rea e ai telefonini, ha deciso di richiedere il fermo del militare.
I legali di Salvatore Parolisi, Gentile e Biscotti, hanno oggi dichiarato in un’intervista: “Assolutamente sbalorditi da una giustizia colabrodo, chiederemo sicuramente di intervenire al ministro della Giustizia per far terminare questo gioco al massacro”. “L’indagato è una persona che merita rispetto e coma stanno trattando Parolisi è indegno della nostra civilità giuridica”.
E ancora gli avvocati parlano di “linciaggio morale senza fine” nei con
fronti di Parolisi e chiedono di “accertare la responsabilità di queste fughe di notizie, vere o false che siano”.
In base agli esami scientifici sui tabulati telefonici di Parolisi e di Melania Rea è emerso che entrambi i cellulari, il giorno della scomparsa della donna, si trovavano non a Colle S.Marco (Ascoli) ma nel bosco in località Ripe di Civitella (Teramo), dove poi due giorni dopo fu ritrovata Melania.
Ci sono prove indiziarie schiaccianti contro Salvatore, ed era chiaro fin dall’inizio, ma solo che in Italia ci sono innocentisti a priori, anche contro l’evidenza dei fatti, come in questo caso, che sono disposti ad inventarsi persino i mostri, pur di non ammettere e riconoscere la verità più elementare: una tristissima storia coniugale, finita in modo violento nel sangue! Gl’inquirenti anzi sono stati fin troppo rispettosi con il Parolisi, ed a torto, perché il caro ragazzo ha continuato, finché l’ha potuto impunemente, ad inquinare le prove. A Salvatore, nei confronti del quale, anch’io che sono colpevolista da sempre, chiedo comunque il rispetto per la sua persona, anche se lo ritengo un uxoricida, quello stesso rispetto per la dignità umana di ognuno/a, che lui però non ha avuto per la moglie. Un volta che sarà arrestato, perché pare davvero inevitabile, dati i moltissimi elementi di prova contro di lui, gli consiglio di fare una cosa sola: confessare il delitto, spiegare per filo e per segno tutto quanto è successo quel maledetto primo pomeriggio del 18 aprile, intorno alle 14,30 nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella del Tronto, e non a Colle San Marco, e lo dico anche nel suo interesse difensivo. Confessare e liberarsi la coscienza da una così grave colpa, non può che fargli bene, toglierebbe dall’angoscia i familiari di Melania, che potrebbero anche apprezzare un gesto simile di coraggio, accompaganato nel contempo da una richiesta sincera di perdono. Si attutirebbe la gogna mediatica nei suoi riguardi, lamentata dai suoi difensori legali, perché gl’italiani non sono giustizialisti per principio, ma non amano certo coloro che mentono, sapendo di mentire, specie quando le loro menzogne sono insostenibili per l’evidenza contraria. Otterrebbe anche una maggiore clemenza sia nel giudizio dell’opinione pubblica, che non si sentirebbe più presa in giro, e potrebbe contare anche in una benevolenza giudiziaria della Corte di Assise al momento della sentenza
Concordo con sensitivo. Il tuo è un acuto commento. Qui non si tratta di mandare in galera uno che ha rubato la marmellata nel supermercato…….o perchè si è fatto soldatesse a iosa alla faccia della moglie! C’è di mezzo un morto! Questo brutto ceffo ha buggerato tutti con un sacco di menzogne.