Riccardo Seppia: “Sono andato da lui perchè mi fidavo”

«Sono andato da lui perché mi fidavo, era un prete» queste sono state le parole di tanti ragazzini vittime di don Riccardo Seppia, finiti nell’indagine dei Nas. Parole forti, toccanti che mettono ancora una volta in evidenza una Chiesa luogo di peccato e paure.

Non è la prima volta che veniamo a conoscenza di fatti similli dove di mezzo c’è un prete e tanti innocenti bambini. Il parroco genovese ora è in carcere con l’accusa di pedofilia. Intanto i carabinieri continuano ad interrogare i minori con l’aiuto di diversi psicologi.

Tanti gli abusi subìti. I piccoli sono tutti minorenni e figli di brave famiglie residenti vicino alla chiesa. Il più piccolo ha solamente 13 anni. Sono stati scelti giovani perchè facilmente plagiabili.

Il cardinal Bagnasco ha parlato di “sgomento, vergogna e totale disapprovazione se le accuse dovessero dimostrarsi vere. Tutta la chiesa ne esce ferita”.

Questa è stata un’inchiesta lunga che dura da più di un anno. I carabinieri hanno, dopo varie ricerche, individuato uno spacciatore il quale portava la droga anche a don Riccardo Seppia. Il prete però oltre a chiedere cocaina voleva anche bambini. Lo spacciatore gli risponde «è una cosa difficile» ma il prete insiste, chiedendo di conoscere adolescenti con problemi di droga.

Ecco le intercettazioni del prete: «Li voglio giovani non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemRiccardo Seppia: "Sono andato da lui perchè mi fidavo"i di famiglia». «Mandami quel ragazzo ho tanta roba».

Messaggi sul cellulare: «Vieni da me, sono solo». E il ragazzo gli risponde: «Non posso sono a scuola». Don Riccardo: «Sono solo anche domani mattina. Dì alla mamma che sei a scuola e vieni da me».

1 commento su “Riccardo Seppia: “Sono andato da lui perchè mi fidavo””

  1. L’8XMILLE DATELO ALLE VITTIME NON AI PEDOFILI
    E non vi fate di nuovo ingannare dalle dichiarazioni pubbliche della “tolleranza zero”, mentre dietro le quinte essi preparano le vie di fuga dei loro cari “dipendenti”. L’ostacolo è proprio questo: che tutte le cause in corso sono soggette al “segreto pontificio”. Quindi non solo non bisogna più cadere nell’inganno delle dissimulazioni clericali, rifiutando sdegnosamente – come palese imbroglio – il tentativo ufficiale di dissociazione del Vaticano dai suoi adepti pedofili. Anzi, dobbiamo altresì ritenere le gerarchie ekklesiastiche responsabili dirette di un sistema ideologico che crea le condizioni logistiche e psicopatologiche affinché il crimine si perpetui. Ed il delitto è alimentato e favorito e non punito, poiché esso costituisce la linfa vitale per riprodursi, ne è il substrato “consustanziale”, l’inconscio socio-simbolico, senza il quale l’istituzione soccomberebbe. Come nei partiti italiani: se non sei un corrotto con una lunga fedina penale di azioni criminose non sarai promosso e non potrai mai essere ammesso nel loro consesso. Ma allora, che cosa bisogna fare per liberarsi da tutto questo devastante plagio mentale e comportamentale?
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