Il dottor Robert Stickgold, direttore del Center for Sleep and Cognition della Harvard Medical School, ha condotto uno studio tutto incentrato sulla memoria. Dai dati è emerso che durante i sogni il nostro cervello riesce meglio ad attivare la memoria.
Infatti sembrerebbe che i sogni fatti non nella fase REM siano fortemente di aiuto per la nostra memoria. Invece ciò che viene sognato durante la fase REM rafforza le categorizzazioni della memoria e le nuove esperienze.
Immaginate che il cervello sia una sorta di armadio composto da numerosi cassetti. Il compito che svolge il cervello durante il sonno è quello di “mettere ordine” e sistemare ogni ricordo negli appositi spazi.
Gli esperimenti di questa ricerca sono stati condotti in California presso l’Università di Brkeley. I ricercatori hanno esaminato un campione di studenti di una prestigiosa università americana.
Dai dati emerge che chi dormiva di più aveva migliori
risultati didattici mentre chi soffriva di insonnia aveva ottenuto scarsi profitti. Da quello che affermano gli studiosi sembrerebbe che durante la fase N-REM (non-rapid eye movement) le onde elettriche favoriscano la trasmissione dei dati nell’ipotalamo. Per questo motivo la memoria sembra essere più attiva in questa circostanza.
A spiegare meglio lo studio è stato il professor Giuseppe Plazzi del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Bologna: “Numerosi studi hanno ormai dimostrato che il sonno esercita un’influenza positiva sul funzionamento della memoria, chiamata sleep effect. Lo sleep effect è dovuto a diversi fattori, come la riduzione delle interferenze causate dagli stimoli esterni che si verifica mentre si dorme, ma è anche la conseguenza di una funzione attiva del sonno nel consolidare le informazioni che sono presenti nella memoria”.
Sostanzialmente esistono due meccanismi di immagazzinamento delle informazioni, uno per la memoria a breve termine (MBT) e uno per la memoria a lungo termine (MLT).
Nelle memoria a breve termine si verifica un rapido deterioramento delle informazioni, mentre in quella a lungo termine le informazioni vengono conservate in modo stabile.