Non solo età: nel sangue nuovi indizi su quanto potremmo vivere

Uno studio collega alcune molecole nel sangue, i piRNA, alla longevità: potrebbero offrire una misura più precisa dell’invecchiamento rispetto all’età anagrafica.

I limiti dell’età anagrafica

L’età registrata all’anagrafe non sempre riflette lo stato reale dell’organismo. Non tiene conto, ad esempio, delle condizioni del cuore, della qualità del sonno accumulata negli anni o del ritmo con cui le cellule stanno invecchiando.

Per questo motivo, da tempo la ricerca cerca parametri più affidabili in grado di descrivere in modo più accurato il processo di invecchiamento e le prospettive di salute nel lungo periodo.

Lo studio tra Duke e Minnesota

Una risposta in questa direzione arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Aging Cell, condotto da ricercatori della Duke University e dell’Università del Minnesota.

Il lavoro si concentra su particolari molecole presenti nel sangue, finora poco considerate in questo ambito, che potrebbero fornire informazioni più precise sullo stato biologico dell’organismo rispetto alla semplice età cronologica.

Il ruolo dei piRNA

Al centro della ricerca ci sono i piRNA, piccoli frammenti genetici che in passato erano ritenuti attivi quasi esclusivamente nelle cellule riproduttive.

I risultati suggeriscono che queste molecole possano avere un ruolo più ampio e contribuire a tracciare una sorta di “profilo biologico” dell’individuo, utile per comprendere meglio i processi legati all’invecchiamento e, potenzialmente, alla longevità.