Tumori al seno sempre più frequenti sotto i 40 anni: la proposta degli esperti è anticipare la prima mammografia a 45 anni in tutta Italia

Un nuovo studio internazionale conferma che una quota rilevante delle diagnosi riguarda donne sotto i 40 anni, spingendo gli specialisti a chiedere uno screening uniforme e più precoce.

L’aumento dei casi nelle fasce giovani

Un’analisi presentata al Congresso della Società dei Radiologi del Nord America ha rilevato che, in oltre un decennio, fino al 24% dei tumori al seno diagnosticati in alcune strutture statunitensi ha interessato donne tra i 18 e i 40 anni. I dati coincidono con quanto osservato in Italia, dove circa un quinto delle nuove diagnosi avviene prima dei quarant’anni. Negli ultimi trent’anni questa percentuale è quasi raddoppiata. Secondo gli esperti, il fenomeno è legato a una combinazione di fattori: aumento di obesità, consumo di alcol e tabacco, oltre ai cambiamenti nei percorsi riproduttivi, come la riduzione del numero di gravidanze e l’allattamento meno frequente. Le neoplasie che insorgono in giovane età tendono inoltre a essere più aggressive.

La richiesta di uniformare lo screening nazionale

In Italia l’accesso gratuito alla mammografia varia da Regione a Regione: alcune la garantiscono dai 45 anni, altre dai 49. Gli specialisti chiedono di rendere omogenea l’età di partenza portandola ovunque a 45 anni. A sostegno di questa proposta viene ricordata l’importanza della diagnosi precoce, che permette di intercettare la malattia in fasi iniziali, migliorando nettamente le possibilità di trattamento. Il recente stanziamento di nuove risorse per ampliare le fasce d’età dello screening mammografico e di quello del colon retto viene indicato come un passo nella direzione giusta, ma resta necessario aumentare anche l’adesione ai programmi di prevenzione, ancora troppo bassa in diverse aree del Paese.

Il ruolo della rete clinica e della consulenza genetica

Radiologi, oncologi e medici di medicina generale sono coinvolti nella promozione dello screening e nell’individuazione delle forme ereditarie del tumore del seno, che rappresentano circa il 5-10% dei casi. Per le donne con familiarità significativa o mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2 sono fondamentali percorsi specifici di consulenza genetica, utili per definire strategie preventive e terapeutiche più mirate. Rafforzare la collaborazione tra le diverse figure sanitarie è indicato come elemento chiave per aumentare la partecipazione ai controlli e offrire interventi personalizzati alle donne maggiormente a rischio.

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