Restrizione calorica e cervello: meno calorie per rallentare l’invecchiamento

Ridurre l’apporto calorico del 30% per molti anni è associato a cellule cerebrali più sane e a una minore degenerazione della sostanza bianca legata all’età.

Restrizione calorica e invecchiamento cerebrale

La restrizione calorica, intesa come riduzione stabile dell’apporto energetico quotidiano, torna al centro della ricerca neuroscientifica. Un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi suggerisce che consumare circa il 30% di calorie in meno rispetto a una dieta standard, se mantenuto per decenni, potrebbe rallentare i processi di invecchiamento del cervello. Con l’avanzare dell’età, le cellule del sistema nervoso centrale tendono infatti a sviluppare disfunzioni metaboliche e ad accumulare danni ossidativi, condizioni che compromettono la capacità di mantenere integra la guaina mielinica che protegge le fibre nervose. La perdita progressiva di mielina è uno dei meccanismi alla base della degenerazione della sostanza bianca osservata nell’invecchiamento.

Microglia, infiammazione e protezione della mielina

Il lavoro scientifico approfondisce anche il ruolo della microglia, la principale popolazione di cellule immunitarie del cervello. In condizioni normali, la sua attivazione rappresenta una risposta fisiologica a danni o infezioni. Tuttavia, durante l’invecchiamento o in patologie neurodegenerative, la microglia può entrare in uno stato di attivazione cronica, generando un ambiente infiammatorio che danneggia i neuroni. Secondo i risultati emersi, la restrizione calorica prolungata sembra limitare questi processi dannosi, preservando il metabolismo cellulare e favorendo l’espressione dei geni coinvolti nella produzione e nel mantenimento della mielina.

Lo studio a lungo termine e i risultati cellulari

La ricerca si basa su uno studio avviato negli anni Ottanta, che ha seguito nel corso dell’intera vita due gruppi sottoposti a regimi alimentari differenti: uno con dieta equilibrata standard e l’altro con un apporto calorico ridotto di circa un terzo. Al termine del ciclo naturale di vita, i cervelli sono stati analizzati con tecniche avanzate di sequenziamento dell’RNA a singolo nucleo, in grado di ricostruire il profilo molecolare delle singole cellule cerebrali. Il confronto ha mostrato che le cellule dei soggetti con restrizione calorica risultavano metabolicamente più efficienti, con una maggiore attività dei principali percorsi energetici e una migliore conservazione delle strutture associate alla mielina.

Questi dati indicano che interventi dietetici mantenuti nel lungo periodo possono influenzare in modo diretto la traiettoria dell’invecchiamento cerebrale a livello cellulare, con potenziali ricadute sulle funzioni cognitive, sull’apprendimento e sulla salute del cervello durante l’età avanzata.

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