Hiv in aumento a Roma: la Capitale registra l’incidenza più alta in Italia

Le nuove diagnosi crescono più che nel resto del Paese, con la Capitale che supera nettamente la media nazionale e mostra livelli critici di trasmissione.

Il quadro epidemiologico nel Lazio e la posizione di Roma

I dati più recenti dell’Istituto superiore di sanità mostrano come nel Lazio l’incidenza delle nuove diagnosi da Hiv abbia raggiunto 5,8 casi ogni 100mila residenti, un valore superiore alla media nazionale fissata a 4,0. Nel 2024 la regione ha registrato 361 nuovi casi, pari a oltre il 15% del totale nazionale, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente.

La maggior parte delle nuove diagnosi riguarda persone residenti, mentre una quota minore coinvolge pazienti provenienti da altre regioni. Nella sola provincia di Roma i nuovi casi sono stati 267, con un’incidenza pari a 6,3 ogni 100mila abitanti, la più alta tra i capoluoghi italiani. Le diagnosi di Aids hanno raggiunto valori superiori a 1,50 casi ogni 100mila residenti.

Le modalità di trasmissione confermano la prevalenza dei contagi tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, che rappresentano oltre la metà dei nuovi casi. Seguono i contagi tra uomini eterosessuali e donne eterosessuali, mentre una percentuale ridotta è legata al consumo di sostanze per via iniettiva. I dati relativi alle persone straniere indicano una presenza significativa, pari a oltre un terzo delle nuove diagnosi.

Perché Hiv e Aids restano minacce attuali

Il virus Hiv attacca progressivamente il sistema immunitario agendo sui linfociti CD4+, cellule cruciali per la difesa dell’organismo. Se non trattata, l’infezione porta a un indebolimento progressivo che favorisce infezioni opportunistiche dovute a virus, batteri o funghi.

Lo stadio clinico avanzato prende il nome di Aids e può manifestarsi anche molti anni dopo il contagio, quando i livelli di linfociti CD4+ scendono sotto una soglia critica. La diagnosi precoce e l’aderenza ai trattamenti restano strumenti fondamentali per evitare complicanze e ridurre la trasmissione.

Il Lazio, secondo i dati raccolti, si colloca tra le aree più colpite d’Italia, con una crescita costante registrata negli ultimi anni. L’incidenza elevata nella Capitale contribuisce in modo determinante al quadro complessivo regionale.

La proposta degli infettivologi per rafforzare il territorio

Di fronte all’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili, gli specialisti del Lazio suggeriscono l’introduzione di una nuova figura dedicata alla gestione territoriale delle malattie infettive. L’idea è quella di un professionista stabile nelle Case della Salute e nelle Asl, in grado di seguire da vicino i casi di Hiv, monitorare la circolazione di altri agenti patogeni e intervenire rapidamente in caso di focolai o resistenze antimicrobiche.

Secondo gli esperti, i servizi territoriali devono diventare un punto centrale per la prevenzione e la diagnosi, spostando parte del lavoro dagli ospedali a una rete più capillare e continuativa. Questo approccio, spiegano, consentirebbe di ridurre i ritardi diagnostici e migliorare la presa in carico dei pazienti in un contesto in cui la diffusione delle infezioni presenta segnali di crescita.

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