I calcoli alla colecisti colpiscono milioni di persone, spesso senza sintomi. In alcuni casi causano dolori violenti e complicanze che richiedono l’intervento chirurgico.
Cos’è la colecisti e quale ruolo svolge
La colecisti, nota anche come cistifellea, è un piccolo organo situato sotto il fegato. La sua funzione principale è immagazzinare e concentrare la bile, una sostanza indispensabile per la digestione dei grassi. Durante i pasti, la colecisti si contrae riversando la bile nel duodeno attraverso i dotti biliari. Anche se utile, non è un organo vitale: la bile può raggiungere l’intestino tramite altre vie anche in assenza della colecisti.
Perché si formano i calcoli
La bile è composta da acqua, sali biliari, colesterolo e pigmenti come la bilirubina. Quando l’equilibrio tra queste sostanze si altera, il colesterolo o i pigmenti possono cristallizzare formando piccoli aggregati solidi. Con il tempo questi diventano calcoli, che possono avere dimensioni variabili: da minuscoli granelli fino a formazioni simili a biglie.
I calcoli possono restare silenziosi per anni, ma se si muovono rischiano di bloccare i dotti biliari o pancreatici. Questo provoca coliche intense, nausea, disturbi digestivi e, nei casi più gravi, una pancreatite acuta. Paradossalmente, i calcoli più piccoli sono i più pericolosi, perché hanno maggiore facilità a spostarsi.
Tipologie e cure possibili
I calcoli biliari non sono tutti uguali. Si distinguono in tre principali categorie:
- Calcoli puri, rari e generalmente di grandi dimensioni, formati soprattutto da colesterolo.
- Calcoli pigmentati, originati dalla bilirubina e più comuni nei soggetti con cirrosi o malattie del sangue.
- Calcoli misti, i più diffusi nei Paesi occidentali, legati a obesità, dieta povera di fibre e consumo eccessivo di grassi e zuccheri.
Molti pazienti scoprono la presenza di calcoli in modo casuale e non sviluppano mai sintomi. Quando invece compaiono coliche o complicanze, la soluzione più efficace resta l’asportazione chirurgica della colecisti. Oggi si ricorre quasi sempre a tecniche mini-invasive, che riducono i tempi di degenza e consentono la dimissione in pochi giorni.