L’aterosclerosi è una delle principali cause di infarto e ictus. Colpisce le arterie dall’interno, spesso senza sintomi fino alle complicazioni più gravi.
Che cos’è e perché è pericolosa
L’aterosclerosi è una malattia cronica che interessa le arterie di medio e grosso calibro. Alla base vi è l’accumulo di grassi e cellule infiammatorie nella parete interna dei vasi sanguigni. Questi depositi, chiamati placche aterosclerotiche, irrigidiscono le arterie e ne riducono l’elasticità.
Il rischio maggiore non deriva soltanto dall’occlusione del vaso, ma dalla possibile rottura della placca: in quel caso, il contatto con il sangue attiva la formazione di coaguli che possono bloccare improvvisamente il flusso e provocare eventi come infarto del miocardio, angina instabile o ictus. In altri casi, frammenti di placca possono staccarsi e causare embolie nei vasi più piccoli.
Come si forma la placca
Il colesterolo, trasportato nel sangue dalle lipoproteine LDL, se presente in eccesso tende a infiltrarsi nella parete interna delle arterie. Qui subisce modificazioni che attirano cellule immunitarie, innescando un processo infiammatorio. Nel tempo, si formano cellule schiumose e una capsula fibrosa che ricopre il deposito lipidico.
Le placche aterosclerotiche sono strutture dinamiche: possono calcificarsi, fissurarsi o dare origine a trombi. La loro pericolosità non dipende solo dalla dimensione ma anche dal grado di infiammazione interna. Placche piccole ma instabili possono risultare più rischiose di quelle grandi ma stabili.
Valutare il rischio cardiovascolare
Un indicatore utile per stimare l’infiammazione vascolare è la proteina C reattiva (PCR), che tende ad aumentare in chi ha un rischio elevato di eventi cardiaci. Insieme ai valori di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa e stile di vita (fumo, sedentarietà, stress), rappresenta un parametro importante per la valutazione clinica.
L’aterosclerosi resta una malattia multifattoriale, legata in gran parte a fattori ambientali e comportamentali tipici dei Paesi industrializzati. Prevenzione e monitoraggio costante sono quindi le armi principali per ridurne l’impatto sulla salute.
